Ci siamo conosciuti negli ultimi mesi del 1985.
Con Achille Cutrera stavo costruendo la direzione della Rivista giuridica dell’ambiente che Gaetano Giuffrè, vincendo qualche esitazione, aveva deciso di pubblicare dall’anno seguente. Sarebbe stata la prima rivista interamente dedicata all’argomento, se si esclude la breve vita di Impresa ambiente e pubblica amministrazione diretta da Enzo Capaccioli, che aveva cessato le pubblicazioni nel 1982.
Mi misi in contatto con Fausto, allora professore di diritto delle Comunità europee presso l’Università degli Studi di Parma, per proporgli di far parte della Direzione della Rivista. Non ricordo se lo cercai perché avevo letto dei suoi articoli in materia di ambiente apparsi nella rivista Diritto comunitario e degli scambi internazionali (da lui diretta fino ad oggi) oppure su indicazione del mio caro amico Tullio Scovazzi, docente allora di diritto internazionale all’Università statale di Milano. Fausto aderì immediatamente e con entusiasmo alla mia proposta e fin dal primo numero del 1986 apparve un suo articolo: La polemica CEE – Italia sulla uccellagione.
Da allora ha sempre partecipato alle riunioni periodiche della direzione della Rivista, offrendo il suo contributo nell’individuazione degli argomenti più significativi da trattare.
Poi, nel 2019, allorché lasciai la direzione della Rivista giuridica dell’ambiente e partecipai alla fondazione di questa Rivista, aderì ancora una volta all’iniziativa e fece parte da allora della direzione della Rgaonline. Non è mai mancato ogni volta che poteva partecipare a iniziative nel settore del diritto dell’ambiente.
Lo ricorderò con affetto, insieme a tutti gli altri componenti della Direzione della Rgaonline.
Stefano Nespor
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Fausto Capelli è stato uno dei grandi intellettuali che a cavallo del XXI secolo hanno cercato di offrire alla società una lettura onesta e coraggiosa, spesso controcorrente rispetto al mainstream, un po’ come il bambino che nella nota fiaba di Hans Cristian Andersen denuncia che il re è nudo.
Agli studenti, cui ha insegnato con una straordinaria chiarezza e con passione il senso delle nuove istituzioni comunitarie, ha offerto la prospettiva della grande opportunità dello scambio culturale e istituzionale aperto dalla circolazione e dal ripensamento di modelli giuridici operato nello spazio europeo calati nel diritto nazionale.
Al mondo degli operatori economici ha riservato una libera professione svolta sempre con grande attenzione per la scelta delle partite a cui dedicare oltre che la penna; con una concezione quasi calvinista dell’imprenditoria, nella convinzione della premialità delle scelte ispirate a integrità e alla rivendicazione verso le istituzioni e i concorrenti del rispetto delle regole, contrapposta alla banalità dello spregio delle regole che spesso sottende la nozione di homo oeconomicus.
Alla comunità dell’accademia e dei giuristi ha apportato la ricchezza di una voce e un pensiero mai molecolare o specifico, ma di grande respiro e capace di visione, specialmente nel creare legami – oggi diremmo link – tra settori disciplinari a lungo tempo considerati impermeabili tra loro o comunque oggetto di perimetrazione autoriale: Fausto Capelli è stato tra i primi a mettere in relazione il diritto internazionale ed europeo con il diritto commerciale e dell’economia, quindi con il diritto pubblico e infine con l’ambiente.
L’ambiente, la protezione della natura, la tutela degli animali, sono stati da sempre al centro dei suoi interessi e di un impegno non solo giuridico, ma intellettuale, etico e personale. Ne sono la cifra la codirezione della Rivista giuridica dell’ambiente, ma soprattutto la presenza vivace nel comitato scientifico del WWF Italia, a cui ha sempre offerto riflessioni autorevoli ed originali sulle alterne vicende della legislazione ambientale italiana, per portare contributi giuridici di grande spessore al posizionamento dell’associazione o ai contenziosi più complessi ed emblematici.
Ecco, voglio spendere qualche passaggio su Fausto che in queste occasioni trasmetteva alla Rivista o all’associazione un suo scritto o un suo pensiero, mai con arroganza e autoreferenzialità ma con la voglia di aprire un dialogo per svegliare le coscienze e il pensiero critico, quasi con fare socratico o popperiano. Voglio ricordare il contributo apportato alla discussione sul rapporto tra ambiente e democrazia nel confronto tra Stefano Nespor e Giuseppe Manfredi ospitato dalla Rivista (Nespor 2010, 309; Manfredi 2010, 318; Capelli RGA 2011, 41) dal titolo Ambiente e democrazia: un’integrazione al dibattito. Lo scritto, quanto mai attuale a distanza di quasi 15 anni, punta il dito da un lato sull’importanza che gli ottimi fini che le normative ambientali devono conseguire siano frutto di processi scientifici, razionali, trasparenti e partecipati; dall’altro che l’applicazione di queste norme sia assicurata, presidiata e vivificata dalla comunità dei giuristi.
Il giurista è la figura capace di portare etica e legalità – e dunque di costruire democrazia – in un mondo dominato dalla politica e dall’economia (Capelli, 2019; Capelli 2020), attraverso la partecipazione e l’impegno nelle redazioni delle riviste che offrono punti di vista a istituzioni e magistrati; o ancora attraverso il supporto alle organizzazioni protezioniste, vere e proprie ombudsman della natura e dell’ambiente, anche nell’ambito della giustizia ambientale.
Questa è l’ultima veste di Fausto Capelli che voglio ricordare: nei grandi dibattiti istituzionali sull’uso delle acque, sulle grandi derivazioni, sugli appalti pubblici e da ultimo sulle concessioni balneari sbugiardava regolarmente, in poche righe, con una semplicità disarmante e inoppugnabile, quegli articolati apparentemente neutri ma in realtà sorretti da chiare finalità estrattiviste, di privatizzazione di commons, di domini collettivi, di beni ambientali che molti fanno finta di non vedere.
Come nella fiaba de “I vestiti nuovi dell’imperatore”, le mistificazioni, le credenze irrazionali, le adesioni a credenze di ordine superiore, le c.d. social beliefs che si diffondono in contesti collettivi in cui il silenzio è dettato dal timore di contraddire le autorità e di fare la figura dello stupido o di dare dello stupido alle figure dell’ordine costituito, possono essere scardinate solo da una voce come quella di un bambino, perché un bambino non può essere “irrimediabilmente stupido” o “inadatto al suo ufficio” e dunque è la bocca della verità.
Ecco allora che l’affermazione dell’ovvio, lo svelamento dell’essenziale nascosto agli occhi, pronunciati dalla persona con le “giuste” credenziali, può cambiare radicalmente il comportamento sociale in determinati contesti. Fausto Capelli era una di quelle persone, un vero intellettuale alla Voltaire: il depositario della cultura che si è appellata all’universalità della legge giusta anche contro i professionisti del diritto.
Paola Brambilla
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