La riscoperta dei fiumi

01 Lug 2025 | articoli, editoriale

I fiumi sono al centro di aspre controversie, note ormai come vere e proprie guerre, provocate dalla costruzione di dighe su corsi d’acqua internazionali (su questo argomento potete leggere il contributo di Federico Boezio su questo stesso numero). Inoltre la costruzione di dighe per ottenere energia rinnovabile e contribuire quindi al contenimento del cambiamento climatico è spesso avvenuta al prezzo di alterazioni ambientali irreversibili e alla forzata ricollocazione di migliaia di abitanti delle zone destinate a essere sommerse da bacini artificiali: i casi più noti sono la diga di Assuan in Egitto sul Nilo, inaugurata nel 1971 (www.neuralword.com/it/istruzione-storia-scienze-cultura-generale-societa/scienze-natura/gli-effetti-ambientali-della-diga-di-assuan-unanalisi-approfondita) e la scomparsa nel 2012 delle Bujagali Falls, in Uganda, dove il Nilo defluisce dal lago Vittoria, sommerse dal bacino creato dalla diga finanziata dalla Banca Mondiale per alimentare una grande centrale idroelettrica (Bujagali Falls: The lost wonder of the Nile https://hereinuganda.com/bujagali-falls).

A queste immagini se ne sta però affiancando un’altra: i fiumi stanno diventando protagonisti di progetti di recupero dell’ambiente urbano, impossibili da immaginare solo pochi decenni orsono.

Quest’estate le destinazioni balneari più trendy in Europa non sono la Costa Azzurra o la Riviera ligure, ma la Senna a Parigi (dove era vietato immergersi dal 1923, resa balneabile in occasione delle Olimpiadi dello scorso anno), le rive attrezzate del Danubio a Vienna, della Sprea a Berlino (vicino all’isola dei musei), del Reno a Basilea, dell’Isar a Monaco; sono anche balneabili alcuni tratti del Tamigi a Londra, classificato come biologicamente morto negli anni Sessanta del secolo scorso.

Sono il risultato di enormi investimenti per restituire l’ambiente delle città a chi le abita, eliminando l’inquinamento determinato dagli scarichi dell’industria e dai rifiuti urbani. E sono anche il segno, come avverte il movimento Swimmable Cities Alliance che unisce oggi 59 città in 22 diversi Stati, che le battaglie per l’ambiente partono da dove la gente vive, dalle città, rese non luoghi da cui fuggire appena possibile, ma in cui abitare piacevolmente, combinando valori sociali, culturali, economici e ambientali per uno sviluppo sostenibile (si veda la carta costitutiva del movimento: www.swimmablecities.org ).

Chiudo con un ricordo personale. Negli anni Sessanta facevo cannottaggio sul Naviglio Grande e dal ponte davanti alla Canottieri Milano i ragazzi si tuffavano in acqua. I tuffi sono stati proibiti negli anni seguenti e i Navigli sono divenuti scarichi industriali a cielo aperto popolati da legioni di topi. Poi c’è stato il recupero della Darsena che ha restituito spazi abbandonati ai cittadini. A quando il recupero della Darsena per la balneazione?

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