Si è conclusa la COP27: Luci e ombre

01 Dic 2022 | articoli, editoriale

di Stefano Nespor

Nel settembre del 2022 un terzo della superficie del Pakistan (un’area più estesa di Olanda e Belgio) è stata allagata. Oltre 1500 sono state le vittime, più di un milione le case distrutte o rese inabitabili, milioni di ettari di campi coltivati o destinati all’allevamento sono stati sommersi dall’acqua[i]. “L’alluvione è un disastro umanitario provocato dal cambiamento climatico”, ha dichiarato Sherry Rehman, la ministra dell’ambiente e del cambiamento climatico, osservando che il Pakistan, responsabile di meno dell’1% di emissioni di gas serra, finisce per pagare gli enormi costi umani, sociali e economici provocati dall’indifferenza dei paesi ricchi.

Un’analoga catastrofica alluvione si è verificata, nello stesso mese di settembre, in Nigeria. Oltre 600 sono state le vittime, centinaia di migliaia di ettari di terreno coltivato sono stati distrutti.

The Climate Vulnerable Forum, un’organizzazione costituita nel 2009 (raccoglie oggi 58 Paesi che, seppur responsabili complessivamente del 5% delle emissioni globali di gas serra, subiscono gli effetti più gravi del cambiamento climatico), ha pubblicato il Climate Vulnerable Economies Loss Report ( Climate Vulnerable Economies Loss Report_Project alternative (thecvf.org) ) dal quale risulta- sulla base dei risultati della attribution science, la nuova disciplina della climatologia –  che il cambiamento climatico ha distrutto 1\5 della ricchezza dei paesi del V20 nel corso degli ultimi due decenni, per un importo di circa 525 miliardi di dollari, Per i paesi più a rischio (il 10% dei paesi associati) le perdite dovute al cambiamento climatico hanno inciso per oltre la metà sulla complessiva crescita economica verificatasi dall’anno 2000.

È comprensibile quindi che sia stata salutata con soddisfazione da tutti gli esponenti dei paesi poveri la decisione, assunta a conclusione dei lavori della COP27, di creare un fondo finanziato dai paesi ricchi e industrializzati per compensare i danni subiti dai paesi più esposti al cambiamento climatico, un intervento inutilmente richiesto sin dai lavori per predisporre il testo della Convenzione quadro nel 1992 e sempre caduto nel nulla per l’opposizione dei paesi ricchi.

Ha così osservato Mohamed Adow, direttore del Think tank Power Shift Africa che “La COP 27 ha fatto ciò che non si era mai riusciti a fare prima”, mentre Ani Dasgupta, presidente del World Resources Institute, ha parlato di un “evento storico perché i paesi ricchi hanno finalmente acconsentito ad aiutare i paesi più vulnerabili al cambiamento climatico”.

In realtà, siamo in presenza di promesse o poco più: passerà sicuramente del tempo prima che il fondo sia effettivamente costituito e sono tutti ancora da stabilire i criteri per il suo finanziamento e per la sua gestione e, soprattutto, gli importi che ciascuno Stato dovrà versare: la finanza del clima funziona solo se ci sono i finanziatori.

Una soddisfazione analoga era stata manifestata allorché, alla COP 15 di Copenhagen, i paesi ricchi avevano assunto l’impegno di versare ogni anno 100 milioni di dollari per finanziare le opere di adattamento dei paesi poveri. Negli anni buoni, si è raccolto la metà…

Né va dimenticato che sono attualmente già quattro i Fondi in attività per offrire aiuti ai paesi poveri, ciascuno con proprio personale e con compiti spesso sovrapposti. Dal 1996 c’è l’Adaptation Fund, divenuto però operativo solo quattordici anni dopo, nel 2010; negli anni successivi sono stati istituiti il Least Developed Countries Fund e lo Special Climate Change Fund, infine nel 2010 è stato istituito il Green Climate Fund. Tutti questi fondi sono alimentati con contributi volontari degli Stati industrializzati ed è facile sospettare che i contributi per questi fondi caleranno per alimentare il nuovo fondo creato per compensare i danni.

In definitiva, la soddisfazione manifestata per l’accordo per istituire questo Fondo sembra più che altro dovuta al fatto che la COP 27 non ha offerto null’altro di cui rallegrarsi: al termine di una cena a base di pane secco, anche un biscotto è motivo di festeggiamento.

Non conosco dichiarazioni al riguardo di esponenti del nostro Paese. Riporto quindi le parole del Ministro degli esteri tedesco Annalena Baerbock: “è più che scoraggiante constatare che decisioni da lungo tempo dovute in materia di mitigazione sono state bloccate dall’ostruzionismo dei produttori di petrolio”.

Nella COP 27 inoltre si è ignorato il rapporto dell’UNEP secondo cui i progressi compiuti per contenere l’aumento della temperatura media globale entro un incremento di 1,5° gradi sono stati largamente insufficienti, mentre gli impegni assunti dall’Unione europea e da molti Stati per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2030, anche se rispettati, porterebbero a un insostenibile aumento della temperatura globale di 2,5° prima della fine del secolo. Soprattutto, si è ignorata la conclusione del rapporto sul fallimento della strategia della mitigazione delle emissioni con la conseguenza che l’unica via per contenere i disastrosi effetti della crisi climatica consiste ormai in una rapida trasformazione dell’assetto sociale (Emissions Gap Report 2022: The Closing Window – Climate crisis calls for rapid transformation of societies vedi www.EGR2022.pdf).

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editoriale dicembre

NOTE:

[i] Un’idea della devastazione provocata è offerta da questa documentazione: Devastating Floods in Pakistan (nasa.gov)

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