E. Parisi, Il principio dello sviluppo sostenibile nell’ordinamento altruista. Carattere e portata per la Pubblica Amministrazione (Napoli, Editoriale Scientifica, 2025)

01 Dic 2025 | recensioni

Lo sviluppo sostenibile ha sempre avuto sorte tormentata e poco felice. Segnatamente se inquadrato come principio giuridico. Lo evidenzia con grande chiarezza, già dalle prime pagine del volume e adoperando abbondante letteratura, anche Eduardo Parisi, che del concetto in parola rende subito noti la natura ossimorica, l’ambiguità interpretativa, il carattere etico-filosofico, oltre che politico, prima ancora che giuridico. Eppure, come sottolinea lo stesso autore, esso merita di essere approfondito, di essere preso sul serio, per una sua valenza sul piano giuridico che non va sottovalutata e per la sua capacità di incidere sull’azione delle pubbliche amministrazioni, come soggetti chiamati a tutelare gli interessi connessi agli obiettivi della sostenibilità.

Il testo si propone, quindi, di svolgere una “ricerca del nucleo giuridico essenziale dello sviluppo sostenibile per come ammesso dal quadro normativo vigente e, insieme, dell’osservazione dei fenomeni che interessano l’esercizio del potere pubblico in relazione al concetto” (p. 37). Si articola in quattro capitoli, che si possono sintetizzare come segue.

Il primo analizza in chiave critica la nozione di sviluppo sostenibile, proponendo un’accezione differente da quella del noto Rapporto Burtland e invece connessa all’art. 41 della Costituzione italiana e all’art. 3 del Trattato dell’Unione europea. Essa racchiude l’idea di un limite alle azioni dei soggetti che compongono l’ordinamento giuridico, che non rinuncia alla soddisfazione dei bisogni ma con un maggior rispetto di fattori ambientali e sociali e in un’ottica solidaristica e altruistica.

Nel secondo capitolo, l’autore si cimenta in un’ambiziosa e condivisibile lettura dello Stato come produttore di benessere per la collettività, proprio nell’ottica di uno sviluppo che possa dirsi effettivamente sostenibile. Questo si traduce quindi in un “ordinamento altruista”, che consiste in un sistema di regolazione e pianificazione di attività economiche che “orienta le fonti di produzione di beni e servizi a interessi diversi dalla massimizzazione del profitto, volti alla produzione di valore collettivo” (p. 126). Rispetto all’evoluzione storica del ruolo dei pubblici poteri in economia, questo modello si va affermando con crescente intensità, basandosi sulla “rivitalizzazione” dell’art. 41 Cost. – da leggere nella sua interezza –, e sull’applicazione del principio dello sviluppo sostenibile. È proprio quest’ultimo, infatti, ad assumere “i connotati procedurali di un criterio di bilanciamento tra interessi, applicabile laddove venga in rilievo un’operazione di rilevanza economica capace di generare un impatto sul contesto sociale e ambientale di riferimento e consistente nell’attribuzione di un peso a interessi altri da quello economico-concorrenziale” (p. 143). Esso acquisisce quindi quel margine di precettività nei confronti delle amministrazioni, come paradigma di riferimento per la regolazione altruista, tesa al benessere sociale.

Il terzo capitolo riprende il concetto espresso a conclusione del precedente, valutando lo sviluppo sostenibile per il suo valore precettivo rispetto all’azione pubblica, che lo qualifica infatti come “principio fondamentale dell’ordinamento e, parimenti, come principio generale del diritto amministrativo, incidendo sull’azione dei pubblici poteri complessivamente considerati, indipendentemente dal loro relativo ambito elettivo di operatività” (p. 201). Esso va inteso quindi come un precetto ordinatore di interessi e inserito nella categoria dei principi definiti Optimierungsgebote (secondo la visione di Robert Alexy), pertanto distinto sia dalle regole sia dai valori e in analogia con il canone della proporzionalità (p. 206 ss.). A tal proposito, impone alle amministrazioni di subordinare scelte e decisioni a “un’analisi tripartita funzionale a (i) individuare l’utilità sociale di un’iniziativa economica; (ii) verificare l’esistenza di alternative tecniche meno impattanti dal punto di vista socio-ambientale; (iii) stabilire un rapporto proporzionale tra l’onere o il condizionamento imposto all’attività economica in nome di interessi pubblici e la fattibilità e remuneratività dell’operazione” (p. 249).

Conclude il lavoro un quarto capitolo dedicato al processo di trasformazione di alcuni caratteri tipici del diritto amministrativo, dovuto all’impatto della sostenibilità e all’affermazione di un “ordinamento altruista”. In questo contesto, funzioni e attività delle amministrazioni sono chiamate a conformarsi al canone dello sviluppo sostenibile, che le indirizza in modo originale e ambizioso nell’attuazione delle garanzie procedimentali, nei tempi di esecuzione, nell’applicare i parametri di efficacia, efficienza ed economicità, nei rapporti con i soggetti privati. In merito a tale ultimo aspetto, spicca l’importanza di un approccio innovativo e in crescita, che vede nella sinergia amministrazioni-privati la capacità di perseguire interessi generali tramite l’attività dei secondi, affidando quindi a imprese e individui un ruolo strategico nella realizzazione di obiettivi comuni.

Seppur scegliendo un argomento molto dibattuto, da alcuni considerato superato e da altri relegato ai margini sotto il profilo dell’interesse per la scienza giuridica – lo Sviluppo sostenibile –, Parisi riesce a offrire una lettura originale, nonché coraggiosa, di tale principio, aggiornando e arricchendo il dibattito, in un’ottica di miglioramento dell’amministrazione pubblica. Il ricorso a note molto lunghe e fin troppo esaustive è forse eccessivo, ma la lettura è piacevole e i concetti sono espressi in modo chiaro ed efficace.

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