Portogallo e Italia: un aggiornamento sulle violazioni della normativa ambientale dell’Unione europea

01 Apr 2026 | editoriale, articoli

Costa cara al Portogallo la violazione delle normative ambientali dell’Unione europea: Il 5 marzo ha ricevuto dalla Corte di giustizia una sanzione di 10 milioni di euro per aver ignorato per molti anni le normative a protezione della biodiversità, nonostante le sollecitazioni, una prima sentenza del settembre 2019 e un ricorso della Commissione per inadempimento nel 2024.

Ha precisato la sentenza che le 99 tipologie diverse di habitat e le 355 specie protette presenti nel paese sono fondamentali per il patrimonio europeo di biodiversità (la sentenza è in https://infocuria.curia.europa.eu/tabs/jurisprudence?sort=DOC_DATE-DESC&searchTerm=”C-613%2F24″&publishedId=C-613%2F24). 

In aggiunta, il Portogallo è stato anche condannato a pagare 41.250 euro al giorno finché non dimostrerà di aver eseguito un ordine della Corte del 2019 riguardante la regolarizzazione di 55 siti protetti per i quali risultavano trasgredite le regole europee di tutela dell’ambiente e della biodiversità. La somma è il risultato di una sanzione di 750 euro al giorno per ciascuno dei 55 siti. La Corte ha stabilito che sia ridotta di 750 euro al giorno per ogni sito che sarà posto in regola in esecuzione dell’ordine.

La notizia è stata accolta in Italia con malcelata Schadenfreude (un geniale sostantivo tedesco che racchiude in una sola parola il rallegrarsi per le sfortune altrui).

Anche perché di altre ragioni per rallegrarsi c’è ben poco.

Infatti l’Italia è sempre ai primi posti per infrazioni e condanne per inadempimenti di vario tipo a normative dell’Unione europea in materia ambientale.

Secondo l’ultimo aggiornamento del Dipartimento affari europei del gennaio 2026, la Commissione ha aperto il 30 gennaio quattro nuove procedure per violazione del diritto dell’Unione e ha avviato due procedure di infrazione per mancato o non corretto recepimento di direttive (https://www.affarieuropei.gov.it/it/attivita/procedure-dinfrazione/stato-delle-infrazioni/infrazioni-30-gennaio-2026/ .

Di queste tre riguardano l’ambiente.

Procedura di infrazione n. 2025/2198 – Violazione dell’obbligo di cui all’articolo 6, paragrafo 3, e all’articolo 10, paragrafo 1, della direttiva (UE) 2016/2284 relativa alla riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici (NECD. Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico)

Procedura di infrazione n. 2025/2207 – Non corretto recepimento della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque

Procedura di infrazione n. 2026/0085 – Mancato recepimento della direttiva (UE) 2024/2839 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, che modifica le direttive 1999/2/CE, 2000/14/CE, 2011/24/UE e 2014/53/UE per quanto riguarda determinate prescrizioni in materia di comunicazione nei settori degli alimenti e dei loro ingredienti, dell’emissione acustica ambientale, dei diritti dei pazienti e delle apparecchiature radio.

Gli aggiornamenti del Dipartimento affari europei non riescono però a tenere dietro al continuo accumularsi di infrazioni.

Infatti nel mese di febbraio 2026 la Commissione europea ha avviato ben sei nuove procedure di infrazione nei confronti dell’Italia. Di queste tre riguardano il mancato rispetto delle direttive ambientali su acque, obblighi ambientali di comunicazione e qualità dell’aria (www.ecodallecitta.it/bruxelles-nuove-procedure-infrazione-italia-ambiente/).

Non basta. Nel mese di marzo 2026 sono state contestate all’Italia altre due infrazioni in materia ambientale: una riguarda il parziale recepimento della direttiva sulle plastiche monouso, l’altra (questa insieme a molti altri Stati) il ritardo nella presentazione del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici previsto dalla nuova direttiva sulla prestazione energetica degli edifici. Gli inadempimenti dell’Italia costano cari ai contribuenti.

Quanto costano ai contribuenti italiani i protratti e caparbi inadempimenti dell’Italia?

Secondo dati della relazione del 2025 pubblicata dalla Sezione di controllo per gli affari europei e internazionali della Corte dei Conti, alla fine del 2024 erano quattro le procedure ancora aperte per le quali l’Italia è arrivata a una seconda condanna, con sanzioni per oltre 888 milioni di euro (www.corteconti.it/ Download?id=b0a59389-5685-4ebc-9e33-53cd8c8e8410.

Più elevato è l’ammontare complessivo delle sanzioni pagate dal 2012 secondo il commissario all’Economia dell’Unione Dombrovskis in risposta all’interrogazione di un parlamentare europeo: “Dal 2012 l’Italia ha versato 1,2 miliardi di euro a seguito di sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea in procedure di infrazione che hanno applica to sanzioni pecuniarie nei confronti dell’Italia”, la maggior parte in materia ambientale (ww.eunews.it/2026/01/09/dal-2012-a-oggi-litalia-ha-pagato-12-miliardi-di-euro-di-multe-allue/; sulla vicenda della Terra dei Fuochi si veda www.eunews.it/2025/04/11/italia-multe-325-milioni-terra-dei-fuochi/).

Riflessione finale: provate a pensare in che condizioni sarebbe l’ambiente in Italia se non ci fosse l’Unione europea.

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