Un allarme è stato diffuso da alcuni quotidiani spagnoli. Riguarda le cicogne bianche, uccelli migratori che trascorrono l’inverno nell’Africa sub-sahariana e in primavera si spostano nelle regioni temperate dell’Europa. Qui costruiscono nidi che utilizzano per diversi anni, ampliandolo a ogni nuova stagione riproduttiva. La cicogna bianca è divenuta nel corso del tempo un simbolo di fedeltà e di cura familiare (secondo una diffusa tradizione popolare che risale alla mitologia greca, ripresa anche da una favola di Andersen, le cicogne portano i neonati nelle case dove sono attesi).
Ebbene, le cicogne stanno scomparendo dall’Extremadura, una regione nella quale da secoli all’inizio della primavera cominciano a essere viste sui tetti, sulle torri e sui campanili delle città dove hanno lasciato i loro nidi, attirando bird-watchers e turisti da tutta la Spagna.
La Sociedad Española de Ornitología ha accertato che nel 2005 erano presenti 2500 coppie di cicogne in meno rispetto a venti anni prima.
Tra le ragioni del declino sono indicati paradossalmente due successi, uno agricolo e l’altro ambientale.
Il primo è costituito dalla eliminazione mediante fitofarmaci e pesticidi degli insetti nocivi per l’agricoltura, in particolare le cavallette e le locuste, tra gli alimenti preferiti dalla cicogna.
La seconda ragione secondo la Società ornitologica, è la progressiva (anche se assai lenta) eliminazione delle discariche a cielo aperto, un grave problema ambientale e sanitario anche perché sono spesso la destinazione del traffico illecito di rifiuti pericolosi, sostituite da impianti di smaltimento: l’Extremadura è stata una delle prime regioni in Spagna a raggiungere questo obiettivo: le aree destinate a discariche sono oggi ecoparchi, dove i rifiuti sono una quantità minima e sono raccolti regolarmente. Si tratta di un successo dal punto di vista ambientale, sgradito però alle cicogne; i rifiuti lì accumulati costituivano per le cicogne una delle principali fonti di nutrimento.
Le cicogne hanno così gradualmente abbandonato i luoghi verso i quali da secoli migravano e si sono trasferite altrove, in regioni della Spagna dove ancora ci sono discariche a cielo aperto, tra cui l’area di Madrid, dove la popolazione di cicogne ha registrato un consistente aumento (l’articolo di José Emiliano Barrena è su El Paìs del 19 marzo 2026 https://elpais.com/espana/2026-03-19/el-censo-de-ciguena-blanca-se-desploma-en-extremadura-con-2500-parejas-menos-en-dos-decadas.html.
Questo fenomeno ha indotto studi approfonditi sul rapporto tra cicogne e discariche. Ci si è resi conto che le discariche diffuse nella parte meridionale dell’Europa nel corso del secolo scorso hanno indotto un importante cambiamento: le cicogne non migrano più come una volta, allorché all’inizio dell’inverno si trasferivano non per sfuggire al freddo, ma per la scarsità di cibo, divenuto insufficiente in Spagna, Italia e Grecia (A.C. Slater, Physical and Migration Metrics of White Storks (Ciconia ciconia) and the influence that landfills play in their variation, 2025 in httpss://ecoevorxiv.org/repository/view/9727/).
Le cicogne infatti non sono “migratori obbligati” come la rondine, geneticamente programmate per modificare il proprio corpo in previsione dell’arrivo dell’inverno e partire. Le cicogne sono “migratori opportunisti”, migrano alla ricerca di cibo, secondo abitudini apprese nel tempo, affrontando un viaggio lungo e pericoloso che mette alla prova la loro resistenza.
L’aumento delle discariche ha consentito alle cicogne di evitare i viaggi e muoversi su rotte sempre più brevi, nutrendosi dei rifiuti che trovano a portata di mano, ai margini delle città e, appunto, nelle discariche (sono i risultati di una ricerca tedesca del 2016 pubblicata su Science Advances che offre un esempio di come alcune specie animali modifichino il proprio comportamento a causa dei comportamenti dell’uomo). Può sembrare una buona notizia per le cicogne, ma in natura non esistono pasti gratis. Lo ha spiegato alla BBC il ricercatore Andrea Flack dell’Istituto di Ornitologia del Max Planck Institute: «Per una cicogna una discarica è un’ottima soluzione, perché ci trova un sacco di cibo. Ma il rischio c’è: un boccone sbagliato ed è morta». (www.sivempveneto.it/la-cicogna-non-migra-piu-il-viaggio-finisce-in-citta-gli-uccelli-di-otto-paesi-spiati-con-il-gps-molti-si-accontentano-del-cibo-che-trovano-nelle-discariche/).
Ora, che cosa accadrà con la progressiva chiusura delle discariche in Spagna e negli altri paesi dell’Unione europea? Può accadere che le cicogne continuino ancora per molto tempo nella ricerca di luoghi dove ancora abbondano rifiuti e cibo disponibile senza lunghi viaggi ma non privo di pericoli. Ma non si può escludere che presto riprendano le migrazioni stagionali come in passato, come continuano a fare le loro consorelle nordafricane e mediorientali che non le hanno mai dismesse perché sulle rotte orientali o balcaniche la disponibilità di cibo nelle discariche è inferiore. Sono rotte lunghe e impegnative, con mortalità elevata nei passaggi critici (Bosforo, Levante, Sinai, Sudan), ma la spinta a ridurre la migrazione è più debole e così i trend delle popolazioni sono più stabili: a parità di specie, il “costo” della migrazione lungo la via orientale preserva una memoria culturale che l’impronta antropica non ha cancellato (I. Jorzik e altro, Timing shapes flyway selection in juvenile white storks at the European migratory divide, in Journal of Ornithology, 2025, https://pure.mpg.de/view/item_3667038).
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