Le guerre dell’acqua

01 Lug 2025 | articoli, contributi

Viviamo in un mondo in guerra. Negli ultimi tre anni, dopo l’invasione dell’Ucraina, il lessico militare – e tutti i suoi possibili sinonimi – sono entrati unilateralmente a far parte della nostra quotidianità. Il nuovo e (fino a poco tempo fa) impensabile conflitto con l’Iran, già ribattezzato “La guerra dei 12 giorni”, costituisce solo l’ultimo dei tanti pericolosi scenari di guerra in cui ci siamo ormai abituati a vivere. Il tutto senza considerare le guerre solo “annunciate”, come quella per il controllo di Taiwan (forse il principale focolaio di tensione militare a livello globale), e quelle “economiche” avviate dal Presidente Trump con la nuova e discussa politica dei dazi.    

Esistono però anche altre Guerre, che seppur meno note – soprattutto per scelta dei media mainstream – rappresentano comunque alcune delle principali sfide geopolitiche del nostro secolo: sono le guerre per l’acqua, bene primario e insostituibile, anche nell’era dei computer quantistici e delle IA.

L’acqua potabile, infatti, resta una delle risorse naturali più importanti, ma anche più scarse, sul nostro pianeta: circa il 97,5% di tutta l’acqua presente sulla Terra è salata o inquinata, mentre del restante 2,5%, quasi il 70% si trova sotto forma di ghiaccio nei ghiacciai e nelle calotte polari e solo la 0,01% è disponibile per l’uso umano. A conferma di ciò ancora oggi circa un miliardo di persone nel mondo non ha accesso all’acqua potabile, un problema che probabilmente crescerà con l’aumento della popolazione mondiale, che, secondo le stime dell’Onu, passerà dagli attuali 8,2 miliardi di persone a circa 9,7 miliardi nel 2050.

I laghi, i fiumi, i bacini e le falde acquifere che contengono questa scarsissima risorsa naturale, nella maggior parte dei casi, sono dislocati sul territorio di due o più Stati: per questo motivo la gestione dell’acqua ha sempre generato tensioni tra coloro che sono costretti a condividerla.

Il primo conflitto documentato per l’acqua risale all’antica Mesopotamia, con la guerra tra Umma e Lagash (circa 2500 a.C.), dove la deviazione dei canali d’acqua fu la causa dello scontro, ma nella storia sono documentati oltre 1300 conflitti a causa di questa preziosa e risorsa. Secondo l’UNESCO, tra il 2010 e il 2018 sono stati registrati 263 conflitti legati all’acqua, e la tendenza è in crescita a causa dell’aumento della domanda, del cambiamento climatico e della crescita demografica, soprattutto nei paesi poveri.

Tra i casi più noti c’è quello riguardante la Grand Ethiopian Renaissance Dam (c.d. “GERD”), una diga costruita sul Nilo dall’Etiopia, suscitando forti tensioni con Egitto e Sudan, che dipendono storicamente da questo fiume per l’acqua potabile e l’agricoltura. La crisi è diventata una questione geopolitica che coinvolge la sicurezza nazionale e la legittimità dei governi, con negoziati complessi e il rischio di escalation.

Un’altra nota guerra riguarda il Tigri e l’Eufrate, dove la Turchia, con il progetto di realizzare 22 dighe e 19 centrali idroelettriche (c.d. progetto “GAP”), controlla le sorgenti di questi fiumi, riducendo la portata verso Siria e Iraq e creando tensioni diplomatiche e militari. Inoltre, con il controllo delle dighe, il governo turco ha creato uno strumento di pressione politica e di gestione delle minoranze territoriali, come quella curda, alle quali può essere fisicamente tagliata l’acqua in caso di tensioni.

Anche il fiume Indo, incastonato tra India e Pakistan, resta una fonte di storiche tensioni: dal 1960 il suo bacino è regolato dal trattato di Indus Waters, ma la situazione è precipitata nel 2025, quando, a seguito di un grave attentato in Kashmir, l’India ha sospeso unilateralmente il trattato e ridotto drasticamente il flusso d’acqua verso il Pakistan, in particolare attraverso il fiume Chenab, con una riduzione di circa il 90% della fornitura. Il Pakistan ha subito negato ogni responsabilità nell’attacco e ha duramente criticato la scelta dell’India, definendola una “forma di terrorismo dell’acqua” e una “violazione del diritto internazionale” che potrebbe portare a un’escalation del conflitto, anche nucleare.

Nonostante ciò l’India ha comunicato che proseguirà con la realizzazione di nuove dighe per trattenere l’acqua dell’Indo nel proprio territorio, anche se secondo diversi analisti la realizzazione di infrastrutture in grado di bloccare in modo significativo i flussi richiederà moltissimi anni.

Un altro importante conflitto in corso riguarda il fiume Mekong, sul quale la Cina ha costruito numerose dighe e pianifica di costruirne altre 11 dighe entro il 2030 per produrre energia idroelettrica, aumentando da un lato la sostenibilità delle proprie fonti di approvvigionamento energetico, ma influenzando dall’altro la sicurezza alimentare e l’accesso all’acqua di milioni di persone in Laos, Cambogia, Vietnam e Thailandia.

E potremmo andare avanti, con casi meno emblematici, ma non più rassicuranti su quanto sta avvenendo intorno a noi, in questo piccolo grande mondo in cui gli esseri umani, forse, sono diventati troppi…

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