Il cambiamento climatico in corso, che alterna momenti di siccità record a fenomeni alluvionali catastrofici, pone in evidenza in modo drammatico la doppia faccia dell’acqua, bene prezioso ed indispensabile alla vita, se ad esso si ha un accesso equo e diffuso, ma, in altre situazioni, minaccia terribile da cui occorre difendersi.
Anche il territorio al confine tra le Province di Genova e Piacenza conosce e soffre da vicino questa problematica, sulla quale si confrontano visioni ed interessi contrapposti: in primo luogo il mondo dell’agricoltura che invoca l’accesso all’acqua a sostegno delle produzioni (pomodoro e mais sono culture che necessitano irrigazioni importanti) e quindi la realizzazione di nuove opere di captazione e, sul lato opposto, quello delle associazioni ambientaliste e più in generale di coloro che usufruiscono delle acque dei nostri fiumi per la pesca, la balneazione e ne difendono quindi in primo luogo la valenza ambientale.
Le acque contese sono quelle del Trebbia, la cui portata naturale diretta al versante dell’Emilia Romagna e quindi al fiume Po e al mare Adriatico è in parte deviata in direzione opposta per effetto della concessione rilasciata al Comune di Genova nel gennaio del 1962 (la domanda era del 31 agosto 1924 e ne erano state presentate quindici da altri soggetti pretendenti) di derivare il Torrente Brugneto (affluente del Trebbia) e di realizzare a tale scopo una diga. La concessione prevedeva un quantitativo massimo di acqua (moduli 12,10) per alimentare un nuovo acquedotto civico della città di Genova e per produrre energia con due centrali elettriche (piè di diga e più a valle a Canate). A salvaguardia delle esigenze del piacentino nel disciplinare ministeriale che, nel 1960, aveva preceduto la concessione e che da questa fu confermato, era previsto l’obbligo di rilascio gratuito (“a compenso della diminuzione che alla disponibilità idrica delle acque del T. Trebbia viene apportata con la utilizzazione del T. Brugneto di cui al presente disciplinare”) per le prime cinque stagioni irrigue di 5.300.000 mc. e per gli anni successivi di mc. 2.650.000. Fu disposto anche un risarcimento monetario una tantum di 625 milioni di lire a favore del Consorzio Ligure Piacentino. La cornice pianificatoria nell’ambito della quale fu data la concessione era rappresentata dal piano nazionale degli acquedotti degli anni 60 che prevedeva che la città ligure avrebbe avuto nel 2000 una popolazione superiore al milione di abitanti.
La durata della concessione fu fissata per l’uso idropotabile per un periodo di 70 anni decorrenti dal 1954 e per la produzione di energia elettrica per 60 anni decorrenti dalla stessa data. Ad oggi quindi, indipendentemente dalle vicende che si sono susseguite nel corso di validità di quel provvedimento, la concessione è scaduta e le conseguenze principali di questo evento sono il passaggio in proprietà dello Stato della diga e di tutti i relativi impianti (come previsto dall’art. 11 del disciplinare) e la necessità di individuare un nuovo concessionario in base alle norme comunitarie e nazionali oggi vigenti.
Nel periodo di validità della concessione sono avvenuti alcuni eventi significativi. Il primo è il disciplinare “supplettivo” disposto il 21 dicembre 1987 dal Provveditorato regionale delle Opere pubbliche (ufficio periferico del Ministero del Lavori pubblici) che stabilisce il deflusso verso il piacentino e le sue utenze irrigue del quantitativo di mc. 2,5 milioni (nel periodo compreso tra il 16 maggio e il 15 settembre di ogni anno) e questo in conformità del provvedimento assunto dal Consiglio Superiore del LL.PP. con voto n. 179 del 23 maggio 1985.
Che le cose tra Genova e Piacenza non filassero lisce lo si capisce dalla due cause civili promosse con citazioni del 5 giugno 1987 e del 12 luglio 1988 rispettivamente dalla Comunità montana dell’Appenino piacentino e dalla Provincia di Piacenza, avanti il Tribunale di Piacenza contro il Comune di Genova per la violazione dell’obbligo di consegna di acqua dal serbatoio del Brugneto negli anni 1986 e 1987 e il risarcimento del conseguente danno ambientale a favore dello Stato (ai sensi dell’art. 18 della Legge n. 349 del 1986 istitutiva del Ministero dell’Ambiente). Controversie in cui a fianco degli enti attori svolsero interventi ad adiuvandum la sezione piacentina del WWF ed la Federazione Pro Natura e che si conclusero con la condanna del Comune di Genova a risarcire la somma di duecentomila euro, somma determinata in via equitativa, “per avere disatteso la determinazione della pubblica autorità compromettendo l’ambiente nel territorio della Provincia di Piacenza” e considerando che “anche la minore disponibilità di acqua superficiale, a prescindere dalle diminuite possibilità irrigue, ha sicuramente inciso sull’assetto del territorio, il paesaggio, la flora e la fauna” (Trib. di Piacenza, sentenza n. 92 del 12 febbraio 2004; confermata da Corte App. di Bologna, sentenza n. 203 del 18 febbraio 2010). Nell’ambito di quel contenzioso a supporto delle ragioni del versante piacentino fu prodotta un’approfondita analisi ambientale nella quale in particolare si segnalava che “dato lo strettissimo rapporto fra quantità e qualità, le conseguenze di un’alterazione del regime idrologico si traducono inevitabilmente in degrado qualitativo” e che di conseguenza la sottrazione di acqua rappresenta una forma grave di “inquinamento ambientale”.
Un’altra significativa vicenda è intervenuta prima che la concessione arrivasse alla sua naturale scadenza. Si tratta della vendita della diga del Brugneto da parte del Comune di Genova a favore dell’Azienda Mediterranea Gas e Acqua S.p.A., avvenuta il 16 luglio del 2003 (atto Notaio Rosa Voiello, rep. n. 72.585) per il prezzo di 12 milioni di euro.
Questa cessione fu contestata con un ricorso al Tribunale amministrativo della Liguria promosso da un’impresa locale del settore (Acquedotto Nicolay S.p.A), che lamentava il mancato esperimento di una procedura di gara. Il Tar dichiarò inammissibile il ricorso (Sentenza n. 1717 del 16 dicembre 2004) rilevando che la ricorrente non poteva ambire all’acquisto dei beni oggetto della vendita “attesa la demanialità ed incommerciabilità” dei beni stessi. Il Tar ha quindi, in sostanza, decretato la nullità di quella vendita.
In nessun’altra sede, ad oggi, questa questione fu ripresa e fatta rilevare da parte delle Autorità competenti. Si è verificato quindi un passaggio della diga in mani private, con la cessione, di fatto, della concessione a terzi, in difetto del prescritto nulla osta ministeriale, cui avrebbe dovuto conseguire la dichiarazione di decadenza del diritto di derivare l’acqua del Brugneto (artt. 20 e 55 del Testo unico delle acque e degli impianti elettrici n. 1775 del 1933 e s.m.i.). I rilasci periodici di acqua verso il versante piacentino sono stati concordati nell’ambito di protocolli d’intesa tra le due Regioni e la Società privata, con il Comune di Genova, ancora formalmente concessionario, non più considerato parte necessaria di questi accordi informali e assunti al di fuori del quadro normativo di riferimento. Si consideri che il prelievo d’acqua in assenza di titolo concessorio è vietato e al trasgressore dovrebbe essere comminata una sanzione amministrativa.
Oggi, in sostanza, chi manovra il rubinetto delle acque del Trebbia che dovrebbero defluire “secondo natura” verso Piacenza non ha nessun titolo legale per farlo e dovrebbe, anzi, essere sanzionato ma nessuna pubblica autorità si è mossa in questo senso.
Sul fronte ligure risulta che il gestore unico del servizio idrico integrato IRETI S.p.A, “per conto del Comune di Genova”, abbia presentato in data 21 giugno 2024 istanza di rinnovo concessione di derivazione d’acqua ad uso potabile (prioritario) ed in data 27 giugno 2017 istanza di rinnovo concessione di derivazione d’acqua ad uso idroelettrico (strettamente funzionale all’uso potabile) dal T. Brugneto (Bacino F. Trebbia) in Comune di Torriglia e Rondanina.
Il relativo procedimento è in corso come si apprende dal differimento disposto dalla Regione Liguria nel mese di marzo del 2025, al momento della conclusione, dell’istanza di accesso agli atti presentata da tre associazioni piacentine (Associazione residenti ed utenti della SS 45 e Difesa Valtrebbia, Comitato Difesa Valtrebbia e Comitato No Tube). Su questa istanza è intervenuta di recente una decisione del Difensore civico regionale ligure a favore dell’immediata trasparenza degli atti.
Alle stesse tre formazioni civiche, operanti a favore della parte piacentina, si deve la presentazione, nell’estate del 2024, ai due Ministeri (Ambiente ed Infrastrutture) e all’Autorità di bacino del Fiume Po di un atto di significazione ed istanza “affinché le autorità in indirizzo, ognuna per quanto di competenza:
– diano avvio al procedimento previsto e regolato per le ipotesi di trasferimento di acqua tra regioni diverse (Liguria ed Emilia-Romagna) dall’art. 158 del Codice dell’ambiente (D. Lgs. n.152/2006);
– intervengano per la cessazione dell’utilizzo delle acque del Torrente Brugneto da parte di soggetto privo di titolo concessorio, adottando tutti i conseguenti provvedimenti sanzionatori e caducatori e a tutela della titolarità pubblica degli impianti;
– si proceda al rilascio di nuova concessione previa procedura di gara ai sensi della norme di rango comunitario a tutela della concorrenza”.
Ne è sortito l’invito del Ministero dell’Ambiente, il 5 settembre del 2024, all’Autorità di bacino del Po di valutare l’avvio delle procedure dell’art. 158 del Codice dell’ambiente “istituendo, se ritenuto, un Tavolo di concertazione con le regioni interessate”. A seguire, nel dicembre del 2024, una articolata relazione dell’Autorità di bacino, inviata anche alle tre associazioni, dalla quale risulta che nell’ambito dell’istanza di Ireti spa “non è stata confermata la previsione del rilascio compensativo di 2,5 mc/annui”, ma che la stessa Autorità ritiene che possa al contrario essere mantenuta invariata, riservandosi peraltro “ulteriori approfondimenti in merito onde addivenire ad una soluzione condivisa in grado di garantire un ponderato uso della risorsa afferente al bacino del Brugneto”.
La partita quindi è ancora aperta e sarà lunga. La parte piacentina ha dalla sua il mutato contesto ambientale, in cui la grave crisi idrica del bacino del Po non autorizza più la rinuncia a tutte le risorse disponibili “secondo natura”, a meno di quanto sia effettivamente necessario per garantire a Genova la fornitura di acqua potabile.
(*) articolo pubblicato in versione più estesa sulla Rivista “L’Urtiga – Quaderni di cultura piacentina” n. 39/2025, Ed. L.I.R.
Bibliografia essenziale
M. Bettini, Arrogante umanità, miti classici e riscaldamento globale, Einaudi, 2025;
M. Monti e C.A. Redi, SOS Terra emergenze planetarie e negazionismo ambientale, Carrocci editore, 2024;
J. Olof Lundqvist, La tempesta perfetta, acqua, cibo e 8 miliardi di consumatori, Post editori, 2024;
G. Elia Valori, Geopolitica dell’acqua, Rizzoli, 2012;
A. Massarutto, L’acqua, Il Mulino, 2008;
R. Rosso, Bombe d’acqua, Marsilio, 2017;
AA.VV., L’acqua e il diritto, Università di Trento, 2011;
AA.VV., A qualcuno piace caldo, Limes, n. 11/2024;
AA.VV., Sull’acqua, Mappe, n. 04/2025
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