La strada giusta

01 Mag 2026 | editoriale, articoli

Improvvisamente la strada che stiamo percorrendo si biforca. Dobbiamo scegliere tra due strade: The road not taken, la strada non presa, la celebre poesia di Robert Frost, pone di fronte all’importanza e all’irreversibilità delle scelte compiute. È una metafora della vita di ciascuno di noi (quante volte ci siamo detti “chissà se in quel momento avessi deciso diversamente”).

Ma oggi è anche la metafora di una scelta ben più importante e non rinviabile che deve compiere il nostro paese.  Perché la guerra tra Stati Uniti e Iran per la prima volta ha congiunto davanti ai nostri occhi le due più gravi emergenze ambientali della nostra epoca: l’emergenza climatica, con manifestazioni sempre più frequenti e più dirompenti, e l’emergenza energetica, dove la disponibilità e il controllo dei combustibili fossili diverrà sempre più importante.

Ecco alcuni dati relativi al 2025, tratti dal rapporto di Italy for climate(https://italyforclimate.org):

Energie rinnovabili: la Germania ha installato 23 GW, la Spagna quasi 11 GW, la Francia 8 GW, l’Italia 7,2 GW. Erano 7,5 GW nel 2024: una contrazione del 4% 

Emissioni di gas serra: invece di calare sono in crescita (+0,2%) 

Petrolio: l’Italia ha consumato 7 barili al secondo per i trasporti. Il livello più alto degli ultimi 35 anni.

Questa è la situazione che pone l’Italia davanti al bivio.

Si può prendere la strada più comoda e meno impegnativa: continuare a ignorare l’emergenza climatica e adottare provvedimenti che facciano fronte all’emergenza energetica, sperando in un ritorno alla normalità e ignorando il fatto che ogni ritardo significa che il paese pagherà sempre di più l’energia, sarà sempre più dipendente dai paesi che detengono petrolio e gas e sarà sempre più esposto ai disastri climatici.

Oppure si può prendere l’altra, quella “meno battuta” scelta dal viandante della poesia di Frost. Significa predisporre subito un piano straordinario di investimenti nella produzione di energia da fonti rinnovabili in modo da ridurre al minimo la dipendenza da petrolio e gas.

Non sarà facile tenuto conto che non si è ancora riusciti ad avviare il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici approvato nel dicembre del 2023.

Ma si può fare. Con impegno e coraggio.

Ci sono paesi che hanno preso questa strada negli anni passati.

Per esempio la Spagna: nel 2019 copriva il suo fabbisogno di elettricità con il 43-44% di energie rinnovabili, nel 2025 è arrivata al 55-56%. Nello stesso periodo, l’Italia è passata dal 37-38% di copertura con rinnovabili nel 2019 al 41-42% del 2025 (dall’intervista a Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica in www.repubblica.it/green-and-blue/2026/03/30/news/energia_spagna_rinnovabili-425252975/). Il risultato: oggi la Spagna spende 14 euro per MWh a fronte dei 100 dell’Italia(www.lapresse.it/esteri/2026/03/20/energia-sanchez-con-rinnovabili-paghiamo-elettricita-14-euro-per-megawattora-italia-ne-spende-oltre-100/).

Ci sono altri paesi che stanno ora prendendo questa strada.

Per esempio la Colombia ha annunciato che intende rapidamente abbandonare la sua dipendenza dal petrolio e dal carbone, attraendo investimenti per finanziare la transizione energetica (www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2024/10/03/la-colombia-accelera-i-suoi-piani-per-la-transizione-energetica_d0c2e42c-21fc-4fc6-98e7-4dfd163a0c0e.html).

Fra poco, vedremo quale delle due strade prenderà l’Italia.

Ho cominciato con Robert Frost, chiudo con Max Frisch. In una sua pièce teatrale (Ein Spiel) lo scrittore svizzero immagina che a un anziano professore sia concesso di rigiocare la sua vita, scegliendo il momento dal quale farla ripartire. Il professore sceglie molti momenti che ritiene decisivi, ma alla fine si ritrova sempre nelle stesse condizioni. Non ha mai fatto la scelta giusta.

Riuscirà il nostro paese a imboccare, anche se in ritardo, la strada giusta?

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