Con molte difficoltà, il Green Deal europeo va avanti. Anche se da parecchi mesi è uscito dai riflettori del dibattito pubblico e nonostante il nuovo dispendioso impegno contenuto nel Libro bianco sul cosiddetto riarmo europeo[i], che non può non andare in una direzione opposta, la Commissione continua a produrre atti e documenti che portano avanti il progetto lanciato nel dicembre 2019.
Lo conferma la recente approvazione del Clean industrial Deal[ii], ossia la nuova politica industriale sostenibile varata dall’Unione. Le modalità non sembrano variare, rispetto al recente passato: si tratta di una Comunicazione della Commissione, non vincolante, che annuncia una serie di piani e strategie in corso di approvazione o da elaborare nei mesi futuri. L’obiettivo è però di importanza cruciale, perché il fine è di rilanciare e finalmente realizzare una delle strategie più importanti del progetto del Green Deal, ossia la “sostenibilità competitiva”. Questa consiste in una attività economica che deve essere conforme a quattro dimensioni, ossia “la sostenibilità ambientale, la produttività, l’equità e la stabilità macroeconomica (Commissione europea, Strategia annuale di crescita sostenibile 2020, Bruxelles, 17.12.2019 COM(2019) 650 final). Queste quattro dimensioni non devono essere considerate in modo isolato, in quanto si rafforzano a vicenda ed hanno un obiettivo comune: la transizione verso un modello economico sostenibile, resiliente e inclusivo, reso possibile da una più ampia diffusione e adozione delle tecnologie digitali e verdi, che contribuiranno a fare dell’Europa un leader in materia di trasformazione”[iii].
Si tratta quindi della capacità di produrre crescita con attività climaticamente neutrali o ecologicamente sostenibili, di alimentare lo sviluppo perseguendo la sostenibilità e di tutelare l’ambiente continuando a produrre ricchezza. È la realizzazione – in misura più articolata e complessa – del famoso “disaccoppiamento” che ha caratterizzato la visione ispiratrice del Green Deal, ossia la disgiunzione tra crescita economica e consumo di risorse naturali. Tale strategia consiste nella grande scommessa fatta dalla Commissione con il suo progetto: se il GD riuscirà a essere competitivo, a garantire benessere diffuso mentre protegge la natura, potrà avere successo, altrimenti la paura di rimanere schiacciati dai competitors internazionali prevarrà e la transizione ecologica difficilmente andrà avanti.
Come si legge nelle prime pagine del nuovo documento, è fondamentale creare una produzione che sia sostenibile e resiliente e che abbia la capacità di gestire la crisi climatica, di mantenere elevata la competitività e di reagire positivamente alle stimolazioni economiche[iv]. Il testo in parola si concentra su due settori ritenuti fondamentali e collegati tra loro e individua sei leve della crescita o “business drivers”.
Quanto ai primi due, si fa riferimento alle industrie ad alta intensità energetica – che necessitano di un sostegno urgente per decarbonizzare, elettrificare e affrontare costi energetici elevati, concorrenza globale sleale e normative complesse, che ne compromettono la competitività – e alle tecnologie pulite, necessarie per la trasformazione industriale, la circolarità e la decarbonizzazione.
I sei driver sono: energia accessibile, mercati guida, finanziamenti, circolarità e accesso ai materiali, mercati globali e partnership internazionali e competenze. Per ognuno di essi il documento disegna un piano di azione, che prevede diversi interventi, di natura eterogenea, con le rispettive tempistiche di attuazione e con effetti diversi, ma spesso collegati. Se ne può fornire un elenco sommario, come segue:
- nuove programmazioni pubbliche (Action Plan on Affordable Energy; TechEU investment programme on scale-ups with the EIB Group and private sector; Ecodesign Work Plan; TechEU investment programme);
- proposte di nuovi atti di natura legislativa o di modifiche di normative già esistenti (Legislative proposal on the extension of the Gas Storage Regulation; Revision of Public Procurement Directives to mainstream the use of nonprice criteria; Legislative proposal on an extension of CBAM);
- atti regolatori, atti delegati e comunicazioni (Industrial Decarbonisation Accelerator Act; Delegated act on low carbon hydrogen; Communication and legislative proposal on greening corporate fleets; First list of Strategic Projects under the Critical Raw Materials Act);
- raccomandazioni (Recommendation on energy taxation; Recommendation to Member States to adopt tax incentives to support the Clean Industrial Deal);
- linee guida e partnership con i privati (Guidance on promoting remuneration of flexibility in retail contracts; Launch negotiations for the first Clean Trade and Investment Partnership; Guidelines on Foreign Subsidies Regulation);
- semplificazioni e creazione di strutture organizzative ad hoc (IPCEI Design Support Hub; Clean Industrial Deal State aid framework; Industrial Decarbonisation Bank; Simplification of the Carbon Border Adjustment Mechanism; European Fair Transition Observatory)[v].
L’elenco appena riportato, che richiama solo parzialmente l’insieme di interventi e politiche per l’industria sostenibile proposto dalla Commissione, ha un effetto ridondante, quasi stordente per il lettore: in sole 23 pagine, l’atto in commento descrive brevemente (con tanto di tabelle riassuntive al termine di ogni paragrafo) una quantità considerevole di misure che si intendono attuare, delineandone gli effetti in prospettiva futura e le tempistiche attuative, confermando così pregi e difetti dell’attuale fase di sviluppo del progetto del Green Deal europeo.
Quest’ultimo, infatti, da un lato continua a mostrarsi come un eterno progetto: una strategia di azione da realizzarsi nel corso dei prossimi decenni che continua a rinviare il momento di effettiva attuazione in concreto. In tal senso si conferma l’uso della programmazione per obiettivi o indicativa[vi], che ha più un valore di manifesto d’azione che di politica di regolazione pubblica e l’utilizzo di proposte innovative da realizzarsi nel medio periodo con il necessario coinvolgimento di altri attori (istituzioni europee e stati nazionali).
Al contempo, dall’altro lato, è di grande interesse l’analisi del ventaglio di iniziative che l’Unione intende mettere in pratica per guidare la transizione verde: incentivi e ausili alle imprese, che facilitano anche l’azione di sostegno a opera degli Stati; pianificazioni economiche, che vanno a conformare l’azione dei privati; investimenti pubblici di varie entità; pubblicazione di linee-guida; creazione di soggetti con funzioni di intermediazione, assistenza tecnica o finanziaria; nonché nuove norme a ridisegnare la disciplina del rapporto tra poteri pubblici e capitali privati. In questo percorso, ad esempio, occorrerà valutare come le varie azioni del Clean Industrial Deal si intrecceranno con il Pacchetto Omnbibus[vii], consistente in quattro proposte normative – attualmente in discussione – per semplificare gli oneri delle imprese nei settori interessati dalla transizione ecologica.
Non è, infine, ancora chiaro quanto sia equilibrato – nel merito – il piano industriale in parola, ossia se riuscirà a trovare una reale sinergia tra ambiente e crescita economica o se uno dei due fattori prevarrà sull’altro, tradendo quindi la missione fondamentale dello stesso GDE. Il Clean Industrial Deal ci lascia comunque ancora senza risposte sull’eventuale successo o fallimento dello stesso “Patto verde”, ma di certo costituisce un altro interessante tassello per comprendere la visione con cui la Commissione promette di costruire la nuova Europa.
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NOTE:
[i] Commissione europea, JOINT WHITE PAPER for European Defence Readiness 2030, Brussels, 19.3.2025 JOIN(2025) 120 final, https://defence-industry-space.ec.europa.eu/document/download/30b50d2c-49aa-4250-9ca6-27a0347cf009_en?filename=White%20Paper.pdf.
[ii] Commissione europea, COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS The Clean Industrial Deal: A joint roadmap for competitiveness and decarbonisation, Brussels, 26.2.2025 COM(2025) 85 final, https://commission.europa.eu/document/download/9db1c5c8-9e82-467b-ab6a-905feeb4b6b0_en?filename=Communication%20-%20Clean%20Industrial%20Deal_en.pdf.
[iii] Commissione Ue, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti. Analisi annuale della crescita sostenibile 2022, Bruxelles, 24.11.2021, COM(2021) 740 final, 1.
[iv] Commissione europea, Clean Industrial Deal, cit., p. 1.
[v] Ibidem, pp. 2-22.
[vi] Ne abbiamo già parlato, qui: https://rgaonline.it/articoli/lattuazione-del-green-deal-europeo-e-le-pianificazioni/.
[vii] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_25_614e https://finance.ec.europa.eu/publications/commission-simplifies-rules-sustainability-and-eu-investments-delivering-over-eu6-billion_en?prefLang=it.