Sta per crollare il capitalismo.
La causa non è lo spettro del comunismo che si aggira per l’Europa, come prevedeva Marx poco meno di due secoli fa.
Sono le compagnie di assicurazione: per gli eventi naturali sempre più frequenti e disastrosi a causa del progredire del cambiamento climatico, non saranno più in grado di svolgere la loro funzione istituzionale di coprire i rischi negli investimenti per realizzare grandi infrastrutture e progetti di sviluppo a lungo termine, tutti basati sul presupposto della stabilità dell’ambiente nel quadro di variazioni prevedibili per frequenza e impatto.
Le compagnie di assicurazione non saranno così più in grado neppure di coprire i rischi di investimenti immobiliari nelle regioni più esposte a eventi estremi. In queste aree, prossime a divenire “deserti assicurativi”, i costi dei danni provocati dagli eventi estremi causati dal cambiamento ricadranno sui proprietari perché non potranno più essere assorbiti neppure da interventi pubblici di sostegno (www.climatedepot.com/2025/04/07/claim-the-climate-crisis-is-on-track-to-destroy-capitalism/).
Queste catastrofiche previsioni non sono un green scam, una truffa di fanatici ambientalisti, come il cambiamento climatico è stato qualificato recentemente dal Presidente degli Stati Uniti. Sono l’avvertimento di un esponente di Allianz Se, una delle maggiori compagnie di assicurazioni nel mondo, cui si sono associate Aviva e Zurich per le quali è essenziale raggiungere l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050. Se crolla il comparto assicurativo, il cambiamento climatico pone una minaccia non solo finanziaria ma alla stessa civiltà costruita nei secoli, ha aggiunto Nick Robins della London School of Economics. Come i canarini sono i primi ad avvertire del rischio di disastri nelle miniere così le compagnie di assicurazioni sono le prime a preannunciare disastri che possono condurre al crollo del sistema economico attuale.
Già nel giugno del 2024 il Financial Times aveva profetizzato che ci stiamo avviando verso un “mondo non assicurabile” a causa del cambiamento climatico (The uninsurable world: how the insurance industry fell behind on climate change – www.ft.com/content/b4bf187a-1040-4a28-9f9e-fa8c4603ed1b).
L’allarme era stato lanciato pochi mesi prima alla COP 28 di Dubai del dicembre 2023 dove Hillary Clinton aveva avvertito che l’intensificarsi del cambiamento climatico rendeva urgente ripensare l’intero settore assicurativo (www.reuters.com/business/environment/hillary-clinton-cop28-climate-talks-calls-insurance-reform-2023-12-03/) .
Ancor prima, nel novembre del 2022, un rapporto della Columbia Climate School aveva constatato che in molti luoghi degli Stati Uniti più colpiti da uragani, inondazioni e incendi è in corso una crisi del mercato assicurativo per i proprietari di case, con polizze sempre più costose e difficili da reperire, avvertendo che si sarebbe potuta innescare una reazione a catena: se le proprietà diventano non assicurabili a causa dei rischi climatici, anche le banche potrebbero rifiutare i mutui (Renée Cho, With Climate Impacts Growing, Insurance Companies Face Big Challenges https://news.climate.columbia.edu/2022/11/03/with-climate-impacts-growing-insurance-companies-face-big-challenges/).
Il nostro paese si trova in una situazione simile. Infatti l’Italia, dopo la Grecia, è il Paese europeo conil più ampio divario tra il rischio di calamità naturale (elevato) e il basso grado di copertura assicurativa (www.italiachecambia.org/2025/02/cambiamenti-climatici-danni/#:~:text=L’Italia%2C%20dopo%20la%20Grecia%2C%20è%20il%20Paese%20europeo,le%20alluvioni%20e%20solo%20l’8%2C4%25%20contro%20i%20terremoti).
Questo divario e i problemi che ne conseguono non sono stati sinora attenuati né da una politica che pianifichi e organizzi la transizione, né dall’attuazione di una politica di adattamento al cambiamento climatico. L’Italia è infatti l’unico paese dell’Unione europea senza un piano di adattamento: il Piano nazionale di adattamento approvato nel dicembre 2023 (PNAC) è tale solo di nome: individua solo “possibili opzioni di adattamento”, mentre l’attuazione, con i relativi finanziamenti, è rinviata a fasi successive da avviarsi dopo la costituzione di un Osservatorio, prevista dal piano entro tre mesi dalla sua approvazione, ma del quale non ci sono ancora notizie.
La mancanza di un Piano nazionale di adattamento provoca gravi danni ai territori più esposti agli eventi estremi, costringendo il Governo carico di una parte sostanziale dei costi di ripristino e ricostruzione delle infrastrutture. La soluzione è quella di scaricare sulle imprese parte dei costi, mediante l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa obbligatoria per i danni a terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali derivanti da catastrofi naturali (D.M. n. 18 del 2025 del Ministero dell’Economia e Finanze). Anche qui, con tutta calma: il termine, fissato al 31 marzo di quest’anno, è stato rinviato al 31 ottobre 2025 per le imprese di medie dimensioni e al 1° gennaio 2026 per le piccole.
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