Il contenzioso ambientale e, più recentemente, climatico, è oggi una componente fondamentale del diritto ambientale. Molti anni fa, Francesco è stato il primo a intuirne l’importanza, allorché il diritto dell’ambiente stava muovendo i primi passi nel nostro paese ed erano inesistenti le cause in questa materia.
Soprattutto è stato tra i primi a intuire le possibilità offerte nel settore giudiziario dalla crescente sensibilità verso i temi ambientali espressa dai movimenti ambientalisti e dalle lotte anti-nucleari o contro la nocività delle fabbriche.
Allorché si è impegnato, nel luglio del 1976, nella difesa degli abitanti delle aree contaminate dalla diossina rilasciata dall’Icmesa-Givaudan a Seveso, il diritto dell’ambiente non c’era nei repertori di giurisprudenza né era insegnato nelle facoltà di giurisprudenza (ricordo che c’erano solo pochi insegnamenti dedicati, con varie denominazioni, all’Ecologia).
Ho conosciuto Francesco a quell’epoca, oltre quaranta anni fa, mentre partecipavo all’informale gruppo di lavoro che aiutava Laura Conti nel raccogliere dati e materiali sul disastro (scriverà su quell’esperienza due libri: Visto da Seveso e Una lepre con la faccia di bambina), utilizzati poi dalla Regione Lombardia per raggiungere nel 1980 l’accordo con la Givaudan.
Da allora, Francesco si è imposto tra i più importanti avvocati nel contenzioso ambientale nel nostro paese. Certamente il più appassionato e combattivo.
Tra le tante controversie che ha seguito ha difeso la Regione Lombardia contro Montecatini ed Enichem per l’inquinamento provocato dall’Acna di Cesano Maderno e contro Sisas per le discariche ambientali realizzate abusivamente sul territorio e ha rappresentato Legambiente, che aveva partecipato a fondare, in numerosi giudizi per ottenere il risarcimento del danno ambientale.
La sua improvvisa scomparsa è una grave perdita per tutti noi della Rivista giuridica dell’ambiente online.
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