Bonaire è una piccola isola dei Caraibi, con circa 26.000 abitanti. Fa parte, insieme a Curacao e Aruba e ad altre isole minori, delle Antille olandesi, dal 1954 regione autonoma del Regno dei Paesi Bassi. Dal 2010 Bonaire è una “municipalità speciale”.
Nel 2024 alcuni abitanti dell’isola insieme a Greenpeace Netherlands hanno presentato un ricorso al Tribunale dell’Aia affermando che l’isola era, a causa del cambiamento climatico, in un grave e imminente pericolo per l’innalzamento del livello dell’oceano e per l’aumento del numero e dell’intensità delle tempeste e delle alluvioni, con effetti sul turismo e sulle attività agricole: una situazione nota al Governo olandese che tuttavia non aveva adottato alcun piano di adattamento per contenere e ridurre gli effetti dei fenomeni, mentre aveva predisposto piani di adattamento – i cosiddetti PNAC – per l’Olanda.
Il 28 gennaio il Tribunale in accoglimento del ricorso ha emesso una sentenza con la quale ha dichiarato che il Governo olandese viola i diritti dei residenti di Bonaire tutelati dagli articoli 8 e 14 della CEDU: il primo stabilisce che ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio, il secondo vieta ogni discriminazione nel godimento dei diritti previsti dalla Convenzione (quest’ultimo, secondo la giurisprudenza della Corte, è di natura “fondamentale” e, insieme al principio dello stato di diritto e ai valori di tolleranza e pace sociale, costituisce la base della Convenzione).
Il Tribunale ha conseguentemente ordinato al Governo di fissare obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni entro 18 mesi in attuazione di quanto stabilito dall’Accordo di Parigi e di predisporre un analitico piano di adattamento per l’isola da realizzare entro quattro anni.
Si tratta di una decisione che avrà effetti importanti, sia sotto il profilo del divieto di discriminazione nell’adozione di tutele nei confronti di paesi che erano ex colonie, sia sui piani di adattamento da adottare per altre isole dei Caraibi e sulle isole del Pacifico, particolarmente per ciò che stabilisce in materia di piani di adattamento, un tema che secondo la direttrice del Sabin Center presso la Columbia University, Maria Antonia Tigre, è stato finora oggetto solo marginalmente di attenzione da parte delle autorità giurisdizionali dei vari Stati.
Ancora una volta, dopo la nota sentenza Urgenda del 2015, l’autorità giudiziaria olandese funge da battistrada e precursore per iniziative giurisdizionali da intraprendere da parte degli Stati più attivi nel settore del contenimento del cambiamento climatico.
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