Le riflessioni di De Sadeleer sulla decisione del Consiglio dell’UE di declassamento della protezione del lupo debbono accompagnate da due chiose.
La prima è che il Consiglio europeo ha deliberato la proposta e l’ha inviata al Comitato della Convenzione di Berna del Consiglio d’Europa, che a sua volta ha adottato la decisione di modifica dello status di protezione del lupo (Canis lupus). Dal 6 dicembre devono passare tre mesi perché la decisione entri in vigore, perché se almeno un terzo delle Parti della Convenzione di Berna del Consiglio d’Europa si oppone la decisione non entra in vigore. Se meno di un terzo delle Parti si oppone, la decisione entrerà in vigore solo per le Parti che non si sono opposte.
La seconda è la notizia che cinque associazioni, Green Impact (Italia), Earth (Italia), Nagy Tavak (Ungheria), LNDC Animal Protection (Italia) e One Voice (Francia) hanno promosso un ricorso, già dichiarato ricevibile, al Tribunale dell’UE, rubricato al n. T-634-2024, per chiedere l’annullamento della decisione del Consiglio dell’UE e dei successivi atti nell’ambito della Convenzione di Berna. [i]Altre associazioni ed enti potranno aderire al ricorso anche in seguito.
Il ricorso si basa su considerazioni scientifiche e giuridiche. Le prime evidenziano appunto la mancanza di basi scientifiche per il declassamento del lupo, emersa proprio da un recente rapporto scientifico sull’ecologia e la genetica dei grandi carnivori, finanziato dall’Unione Europea[ii], oltre che da numerosi recentissimi rapporti di rilevanza internazionale, frutto anche di autorevoli studi accademici, che palesano come lo stato di conservazione dei lupi in Europa non consenta questo abbassamento nella sua protezione, in relazione alla presenza di importanti rischi significativi che non consentono appunto di ravvisare una condizione di salute “favorevole”.
Il primo motivo di ricorso si fonda sulla violazione dei Trattati e in particolare dell’articolo 191, paragrafo 3 TFUE, dell’articolo 6, paragrafo 1 TUE in relazione all’articolo 37 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, per avere il Consiglio approvato la decisione impugnata senza considerare adeguatamente i dati scientifici e tecnici disponibili, anche tenuto conto che poco tempo fa, nel 2022, questi studi avevano condotto il Consiglio dell’UE a respingere la proposta di declassamento allora formulata dalla Svizzera. Per lo stesso motivo si allega il contrasto dei provvedimenti impugnati tanto con la Direttiva Habitat, che impone il mantenimento di uno “stato di conservazione favorevole” per la specie nel suo habitat naturale, quanto con la Raccomandazione n. 56 (1997) della Convenzione di Berna, che stabilisce che le modifiche agli allegati I e II devono basarsi sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili.[iii]
In secondo luogo viene dedotto il vizio di violazione dei principi di proporzionalità e precauzione, abuso di potere, mancanza di istruttoria e mancato rispetto del principio della “migliore scienza disponibile”, oltre al misconoscimento delle plurime statuizioni rese dalla Corte di giustizia sulle deroghe alla protezione del lupo.[iv]
Il ricorso è stato peraltro preceduto dall’apertura di un dossier da parte del Mediatore europeo, sempre su impulso delle associazioni di protezione ambientale, in quanto è stato dedotto che nell’elaborazione e la presentazione della proposta non sono sarebbero stati rispettati i principi fondamentali di trasparenza e obiettività richiesti dall’ordinamento dell’Unione Europea (Affaire 1758/2024/FA).
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NOTE:
[i]https://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=295427&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=7764189
[ii] www.lcie.org, tra le cui pubblicazioni, disponibili sul sito, spicca il recentissimo studio di Frýbová S., Fazzi P., Kutal M., López-Bao J.V., Reinhardt I. … Salvatori V., 2025. Bold wolf behaviour: definitions and analysis of reported past cases across Europe. Report for LIFE WILD WOLF project LIFE21 NAT-IT-101074417, Task 2.1, in collaboration with the IUCN Large carnivore Initiative for Europe (LCIE). Istituto di Ecologia Applicata. Dagli studi in particolare emerge come la metà delle popolazioni di lupi europei soffre di insufficiente diversità genetica, in particolare le popolazioni scandinava, iberica e italiana.
[iii] Raccomandazione n. 56 (1997) adottata dal Comitato Permanente della Convenzione di Berna. Tale Raccomandazione prevede che le modifiche agli Allegati I e II della Convenzione debbano essere effettuate in maniera coerente e fondata sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili.
[iv] Alcune di queste pronunce sono state commentate in Alternative e scienza: in dubio pro lupo, di Paola Brambilla, in questa Rivista n. 58/2024, https://rgaonline.it/giurisprudenza/alternative-e-scienza-in-dubio-pro-lupo/