Mentre l’attenzione globale è focalizzata su inondazioni e alluvioni in costante aumento per intensità e frequenza in molte aree del pianeta, pochi si sono accorti che le terre aride sono in continuo aumento: oggi costituiscono un’ampia parte della totalità delle terre emerse e il 40% delle terre coltivabili a livello globale. Il 7,6% di queste terre (un’area più ampia del Canada) si sono inaridite negli ultimi decenni a causa dell’attività umana: il cambiamento climatico, l’estendersi degli insediamenti industriali in zone sensibili, l’uso incontrollato del suolo incidono sulla quantità di pioggia, sulle risorse idriche, sull’evaporazione, sulla vegetazione.
A differenza della siccità, che indica periodi di scarsità di piogge, l’aridità costituisce una trasformazione permanente del terreno. La siccità prima o poi finisce; invece, quando un terreno diviene arido e, nella fase finale, perde del tutto la propria fertilità, la situazione è irreversibile.
Questi dati emergono da un rapporto (A.Lewin e altri, Global evaluation of current and future threats to drylands and their vertebrate biodiversity in https://doi.org/10.1038/s41559-024-02450-4) reso noto nel corso della COP 16 (la conferenza delle parti) della Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione (UNCCD) appena conclusasi a Riad (per un bilancio dei lavori della Conferenza rinvio su questo numero all’articolo di Quirino Migheli, Direttore del Nucleo di Ricerca sulla Desertificazione presso l’Università di Sassari).
Il rapporto dimostra che la desertificazione è un disastro ambientale e una minaccia per miliardi di abitanti del pianeta: più del 25% della popolazione mondiale vive attualmente in terreni aridi o prossimi a divenire tali. Il processo di desertificazione è destinato a modificare il panorama naturale del pianeta: se continuerà con la stessa rapidità e intensità attuali, potranno essere coinvolti nei prossimi decenni fino a 5 miliardi di persone.
Come accade nel caso del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità, per far fronte alla desertificazione è necessaria un’azione coordinata a livello internazionale.
Gli Stati aderenti alla Convenzione, 196 paesi oltre all’Unione europea, si sono impegnati a ripristinare entro il 2030 un miliardo di ettari di terreno degradato ma ancora recuperabile, un’area più grande della Cina. Si tratta di un impegnativo obiettivo che prevede un percorso vincolante (come la soglia di 1,5°C fissata per il contenimento del cambiamento climatico) al quale gli Stati devono attenersi rendendo periodicamente conto delle azioni intraprese.
Nel corso della Conferenza sono stati annunciati due importanti iniziative: il World Drought Atlas (worlddroughtatlas.org), elaborato congiuntamente dall’UNCCD e dall’Unione europea, un portale che permette di visualizzare l’estensione e i rischi del fenomeno desertificazione e l’International Drought Resilience Observatory – IDRO (https://idralliance.global), finalizzato a consentire a politici e tecnici di trarre elementi di valutazione dalle modalità sociali ed economiche con le quali nel mondo si resiste alla desertificazione.
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