La triste storia dei cicerelli scozzesi

01 Mar 2025 | articoli, editoriale

Fra pochi mesi sapremo se prevale il diritto del Regno Unito di tutelare  la pulcinella di mare o il diritto della Danimarca di pescare i cicerelli scozzesi garantito dall’Accordo di commercio e cooperazione stipulato dopo la Brexit tra Regno Unito e Unione europea (Trade and Cooperation Agreement – TCA https://commonslibrary.parliament.uk/research-briefings/cbp-9139/).

La vicenda ha origine nel divieto di pesca, introdotto dal Regno Unito nel marzo del 2024 per l’intera sezione inglese e scozzese del Mare del Nord, del Sandeel, l’anguilla della sabbia. Nel Mediterraneo vive un suo più piccolo parente prossimo, il cicerello, stessa famiglia: gli Gymnammodytes. Sono piccoli pesci dalla forma allungata che si nutrono di plankton, di giorno stanno nascosti sotto la sabbia, durante la notte escono per nutrirsi.

Immagino che a questo punto molti pensino che i cicerelli scozzesi siano in pericolo. Non è così, pur non trovandosi in ottime condizioni, costituendo un’abituale preda non solo di grandi pesci e di uccelli ma anche, in aggiunta, dei pescatori danesi (essendo un ottimo ingrediente per la frittura di pesce, proprio come i cicerelli nostrani).

E appunto solo in quanto cibo ne viene vietata la pesca: l’obiettivo del divieto è infatti la protezione degli uccelli che se ne nutrono e, in particolare, della pulcinella di mare e del gabbiano tridattilo, per i quali i sandeels sono il cibo più importante (è un caso di “protezione indiretta” sulla quale varrebbe la pena di fare qualche riflessione).

Da quasi trent’anni si batte per vietarne la pesca la britannica Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) la più grande organizzazione per la protezione degli uccelli (e degli animali in generale) in Europa, fondata nel 1889, oggi con più di un milione di membri (più dei tre principali partiti della Gran Bretagna o di tutti i partiti italiani messi assieme).

A seguito di una richiesta di RSPB del 1996 fu dapprima individuata una zona di divieto di pesca nei pressi delle coste della Scozia e nel 2019 fu vietata la pesca e il commercio dei cicerelli ai soli pescherecci britannici, creando così una situazione di quasi monopolio per i pescatori danesi.

Successive ricerche hanno però accertato che la pulcinella di mare e il gabbiano tridattilo sono in pericolo di estinzione perché la popolazione di cicerelli si è ridotta.

Così nel marzo del 2024, pressata da RSPB e da altre organizzazioni ambientaliste ha introdotto un divieto di pesca dei sandeels nell’intera sezione inglese e scozzese del Mare del Nord giustificandolo con la necessità di tutela dell’ambiente (si veda per una ricostruzione dell’intera vicenda: RSPB, The closure of sandeel fisheries: our legacy of campaigningwww.rspb.org.uk/whats-happening/news/the-closure-of-sandeel-fisheries). I pescatori danesi, sostenendo di essere stati privati in modo eccessivo, discriminatorio e privo di giustificazione scientifica di un loro territorio di pesca (in realtà divenuto praticamente esclusivo, tenuto conto del divieto di pesca stabilito in precedenza per i pescatori britannici), hanno richiesto l’intervento dell’Unione europea per la violazione dell’Accordo di commercio e cooperazione (il TCA di cui sopra) che stabilisce una gestione congiunta e un’equa ripartizione del patrimonio ittico nel Mare del Nord, anche al fine di garantire la sostenibilità ambientale nel lungo periodo.

Le consultazioni previste dall’Accordo per risolvere amichevolmente la controversia non hanno dato esito positivo e lo scontro tra diritto di pesca e di commercio e tutela dell’ambiente è stato quindi trasferito a un tribunale arbitrale, la Corte permanente di arbitrato con sede all’Aia (https://pca-cpa.org/). Tra il 28 e il 30 gennaio si sono svolte le udienze e la decisione dovrebbe essere pubblicata nei prossimi mesi.

Aspettiamo di vedere se il cicerello scozzese sarà, in nome della tutela dell’ambiente, cibo per la pulcinella di mara, oppure se, in nome della libertà di pesca, sarà preda dei pescatori danesi.

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