Il cambiamento climatico e le scelte dell’Italia: né mitigazione, né adattamento

01 Dic 2025 | articoli, editoriale

Torno a scrivere dei danni da eventi climatici estremi in Italia. Purtroppo, non sarà l’ultima volta.

Tra il 16 e il 17 novembre scorso, le continue forti piogge hanno provocato in Friuli Venezia Giulia due morti e milioni di euro di danni a causa dell’esondazione dei fiumi e di diffusi allagamenti di abitazioni, edifici industriali, strade, campi nelle province di Udine e Gorizia. Il quantitativo di pioggia che solitamente cade in 2 mesi si è concentrato in pochissime ore.

Pochi giorni prima, il 5 novembre, Legambiente aveva pubblicato il suo periodico rapporto CittàClima: tra il 2015 e il settembre 2025 in Italia si sono verificati 811 eventi meteo estremi. Di questi, 97 si sono verificati nei primi nove mesi del 2025. Questi fenomeni hanno colpito 136 comuni sopra i 50.000 abitanti, dove risiede il 31,5% della popolazione italiana, un totale di 18,6 milioni di persone (www.legambiente.it/wp-content/uploads/2025/11/Report-CC25-02.pdf).

È pressoché certo che gli studi di weather attribution, una metodologia di stima degli effetti causali del cambiamento climatico sugli eventi estremi, sulla quale ci siamo già varie volte soffermati in questa rivista, concluderanno che il livello raggiunto di gas serra nell’atmosfera ha dato un importante contributo causale alla violenza e all’intensità dell’evento.

Ovviamente, non c’è una esclusiva responsabilità dell’Italia per quanto accaduto in Friuli: il cambiamento climatico è un fenomeno globale: tutti i paesi, in diversa misura, contribuiscono a determinarlo e quindi a causare gli eventi estremi, ovunque essi si verifichino.

È tuttavia significativo che l’Italia – pur essendo tra i paesi più colpiti da eventi meteo estremi – non si dia da fare per contribuire al contenimento del cambiamento climatico e anzi riduca progressivamente il suo impegno.

Oggi l’Italia si colloca infatti al 46° posto nel Climate Change Performance Index 2026, presentato dall’organizzazione ambientalista Germanwatch (www.germanwatch.org/en/CCPI) alla COP30 di Belem, che valuta gli sforzi adottati da molti paesi per la mitigazione del cambiamento climatico, il primo dei due pilastri su cui è fondato l’Accordo di Parigi. Tre posizioni indietro rispetto al 2025 e ben diciassette posizioni indietro, in soli tre anni, rispetto al 2022. Il segnale di un progressivo disimpegno è evidente (www.legambiente.it/comunicati-stampa/cop-30-italia-scende-al-46esimo-posto-nella-classifica-delle-performance-mondiali-climatiche/).

Il dato è ufficialmente confermato dal PNIEC, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima: l’ultimo aggiornamento del 2024 prevede una riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 a livello nazionale di appena il 44.3%: un grave passo indietro rispetto al 51% previsto dal PNRR, già peraltro inadeguato rispetto all’obiettivo europeo del 55% (www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/pniec_2024_revfin_01072024-pdf).

Non si va meglio neppure nel settore dell’adattamento, l’altro pilastro sul quale è fondata la politica climatica dell’Accordo di Parigi. Infatti nel PNACC, il Piano nazionale per l’adattamento al cambiamento climatico, adottato, dopo varie vicissitudini, nel dicembre del 2023 (è il primo piano, mentre altri paesi, tra cui Francia e Regno Unito, sono già al terzo) manca l’indicazione di iniziative e di azioni per sostenere l’adattamento al cambiamento del clima nelle zone più a rischio della penisola: l’obiettivo dichiarato è solo quello di “fornire un quadro di indirizzo nazionale per l’implementazione di azioni” e di indicare “possibili opzioni di adattamento”. L’attuazione è rinviata a fasi successive, senza scadenze temporali. Manca qualsiasi indicazione delle azioni da compiere in concreto e manca un tema fondamentale, i finanziamenti: non è indicata alcuna previsione di spesa, sono solo citati i programmi europei, nazionali e regionali esistenti a cui fare riferimento per finanziare progetti di adattamento.

Non c’è dubbio: si tornerà a scrivere dei danni provocati da eventi climatici estremi nel Paese.

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