L’epitaffio del chiurlottello. Quando il diritto non corre veloce come l’estinzione.

01 Nov 2025 | articoli, contributi

Ne avevamo parlato all’inizio dell’anno in questa Rivista,[i] ed ora, quasi terminato l’anno, è ufficiale: il chiurlottello, numenius tenuirostris  è stato dichiarato estinto dall’IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della Natura, il 10 ottobre 2025,[ii] dopo quasi trent’anni di vane ricerche nei circa 30 siti di riproduzione e migrazione nel Mediterraneo, tra cui il Marocco – dove sono stati avvistati gli ultimi esemplari – e l’Italia.

L’evento ha avuto risonanza globale, perché si tratta della prima estinzione europea di una specie migratrice, dunque caratterizzata tendenzialmente da una pluralità di areali di riferimento, diversamente dalle altre specie di volatili estinte in precedenza, non migratrici e dunque legate ad habitat circoscritti, inscindibilmente dipendenti dalla loro integrità e stato di conservazione.

E’ in ragione di questi elementi che la comunità scientifica internazionale ha formulato l’auspicio che questo evento possa catalizzare l’attenzione dei governi sulla necessità di rafforzare la protezione della biodiversità con azioni efficaci, capaci di proteggere i principali siti di vita e riproduzione delle specie minacciate di estinzione, e di ricostruire nuovi habitat favorevoli quando l’antropizzazione e i cambiamenti climatici ne abbiano determinato il degrado e la cancellazione, come si propone, ad esempio, il  Regolamento sul ripristino della Natura 2024/1991/UE.[iii]

Suona beffardo che Il giorno successivo all’annuncio, l’11 ottobre, ricorresse la giornata internazionale degli uccelli migratori, fortemente voluta dalla Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici degli animali selvatici (CMS), dall’Accordo Africano-Eurasiatico sugli uccelli acquatici migratori (AEWA), dall’Ambiente per le Americhe (EFTA) e dall’East Asian-Australasian Flyway Partnership (EAAFP), proprio allo scopo di generare maggiore informazione sul ruolo vitale di queste specie per la salute del pianeta e dell’uomo.

Dall’impollinazione al controllo degli infestanti, dalla dispersione dei semi e alla preservazione della biodiversità vegetale al contributo del ciclo dei nutrienti, per tacere dei servizi ecosistemici ricreativi e spirituali, il popolo alato ha sempre accompagnato la vita del genere umano – basti pensare al valore che antichi aruspici davano al volo degli uccelli – sino a rivestire oggi un vero e proprio ruolo di bioindicatore.[iv]

La giornata è stata l’occasione del lancio di una campagna mondiale, dal titolo “Shared Spaces: Creating Bird-Friendly Cities and Communities” a favore di città e comunità amiche dei volatili: l’espansione delle aree urbane e la creazione di ambienti artificiali, se non adeguatamente gestite, possono costituire una grave minaccia per gli uccelli, sia perché generano perdita di habitat, sia perché aumentano i pericoli come le collisioni fatali contro edifici e superfici vetrate.

Le città possono divenire allora un’occasione per proteggere la biodiversità e allo stesso tempo la salute dei suoi abitanti, in una prospettiva one health: secondo le stime ONU[v] oggi il 56% della popolazione mondiale vive in aree urbane, al 2050 si prevede di sforare il 65%; ecco allora che una pianificazione attenta e orientata alla sostenibilità, anche grazie alla bioedilizia e alle nature based solutions[vi] che limitino la crescita incontrollata delle città e preservino gli spazi naturali verdi e blu, insieme a iniziative di collaborazione con comunità locali, scuole e corpi intermedi come le associazioni di protezione ambientale, può contribuire alla protezione degli uccelli e alla diffusione della consapevolezza sul loro ruolo fondamentale per la salute del pianeta e degli ecosistemi. Lavorare sulle città vuol dire sensibilizzare alla biofilia una buona fetta del genere umano e mitigare la perdita di habitat, con effetti spesso positivi particolarmente per l’avifauna, che in città è al riparo oltretutto dell’attività venatoria.

Oltre agli uccelli, di cui tre specie su cinque sono in declino, tra le specie più minacciate oggi vi sono quelle artiche: il cambiamento climatico ha effetti triplicati in questi ambienti in cui il riscaldamento globale scioglie i ghiacci: le foche artiche per prime si trovano prive di un luogo dove vivere, riprodursi, alimentarsi, crescere i cuccioli, riposare. E’ così che la foca dal cappuccio (Cystophora cristata) è passata da Vulnerabile a In Pericolo, mentre la foca barbuta (Erignathus barbatus) e la foca della Groenlandia (Pagophilus groenlandicus) sono passate da Rischio Minimo a Quasi Minacciate. Il declino delle foche incide anche sulla popolazione dell’orso bianco, che oltre a perdere habitat vede ridursi la principale fonte di cibo, al punto che di recente un esemplare è stato visto spingersi sulla terraferma per predare una renna.[vii]

Tra le cause di estinzione spicca anche la caccia o la cattura a vari scopi: venatori, medici o presunti tassidermici, status sociale, ricreativo, alimentare. Gli ultimi esemplari del chiurlottello transitati nelle zone umide italiane, ad esempio, sono stati impallinati dai cacciatori e quindi rivenduti ai musei per l’imbalsamazione a scopi espositivi.

Ecco allora il ruolo vitale della cooperazione internazionale anche in questo settore: il 24 novembre prossimo si aprirà a Samarcanda la XX Conferenza delle parti della CITES, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione a causa essenzialmente dello sfruttamento eccessivo dovuto al commercio internazionale. Il traffico di specie, che si alimenta soprattutto di specie protette, per rilevanza e volume di affari è il quarto mercato illegale internazionale. 

Ora, dal 1975 ad oggi, anche grazie all’apporto dell’Unione Europea che con i suoi stati membri né è parte, ogni due anni, in occasione delle CoP viene esaminato lo stato di applicazione della convenzione e vengono valutate le proposte di modifica delle liste delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione che figurano nelle appendici I (specie di cui è vietato il commercio) e II (specie il cui commercio va monitorato e disciplinato). Questo progresso continuo delle convenzioni internazionali è una caratteristica dei trattati in materia ambientale che consente di raccogliere sempre più adesioni mentre le conoscenze scientifiche dimostrano la necessità di agire in un contesto in continuo mutamento, secondo una logica adattiva.

Nella prossima CoP si deciderà la collocazione di altre 51 specie, tra cui elefanti africani, altre specie di grandi mammiferi come rinoceronti e grandi felini asiatici; giaguari, ghepardi; pangolini; la Vaquita porpoise, un piccolo cetaceo quasi scomparso, chiamato panda del mare; alcuni squali, tra cui quelli grigi e lo squalo martello, per limitare il commercio delle pinne; le Rane di vetro; alcune tartarughe d’acqua dolce, oltre a una serie di specie marine; diversi uccelli canori; i cetrioli di mare, alcune specie di lucertole.

Di particolare interesse il documento del working group che ha curato l’implementazione dell’uso della tecnologia nel contrasto al traffico di biodiversità: si propone l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione, in particolare i sistemi elettronici per la gestione dei permessi CITES (permessi elettronici o e-permitting) per migliorare la trasparenza, l’efficienza e la sicurezza nel controllo del commercio di specie protette, con l’’adozione di sistemi elettronici di concessione delle autorizzazioni conformi alle norme CITES, l’uso di codici a barre bidimensionali (QR Code) sui permessi per verificarne l’autenticità e la validità anche offline, tramite dispositivi mobili senza bisogno di applicazioni speciali, la introduzione di standard internazionali per la codifica e la sicurezza dei dati, inclusa la cifratura e la firma digitale per proteggere i permessi dall’uso fraudolento, l’integrazione con sistemi nazionali di controllo doganale e di protezione fitosanitaria, attività di capacity-building e supporto tecnico per i Paesi in via di sviluppo, con finanziamenti extrabudgetari per l’implementazione dei sistemi elettronici e lo sviluppo di tecnologie digitali avanzate per l’autenticazione, la tracciabilità e la gestione dei dati, che potrebbero avvalersi di componenti di IA per l’analisi e il controllo, collegati a piattaforme digitali e online.

Come diceva Paul Erlich, anche la tecnologia può essere un demoltiplicatore dell’impatto antropico sugli ecosistemi, al pari del diritto, come dimostrano i successi ottenuti della Convenzione. Per ora ci siamo giocati, come annunciato dall’IUCN ad ottobre, oltre al chiurlottello, ad altri uccelli canterini e disseminatori, e ad alcuni minuscoli toporagni dell’emisfero boerale, anche una rarissima lumachina marina, forse predestinata dalla stessa nomenclatura che le era stata affibbiata: Conus lugubris.

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NOTE:

[i] https://rgaonline.it/articoli/lestinzione-del-chiurlottello-e-la-trappola-evolutiva/

[ii] https://iucn.org/press-release/202510/arctic-seals-threatened-climate-change-birds-decline-globally-iucn-red-list.

[iii] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32024R1991

[iv] Camerini, G., R. Groppali, Gli Uccelli come bioindicatori negli. ambienti coltivati, in Biologi Italiani 3/2006, p.30 e ss.; Esposito, E., R. Scarpellini, G. Celli, G. Marliani, A. Zaghini, E. Mondo, and S. Piva, Studio preliminare sul ruolo degli uccelli selvatici come bioindicatori della resistenza antimicrobica ambientale, in Atti della Società Italiana di Patologia Aviare 2024, p. 194 e ss.

[v] UN Economic Social Council, World Demographic Trends, E/CN.9/2022/5, in https://www.un.org/development/desa/pd/sites/www.un.org.development.desa.pd/files/undesa_pd_2022_cpd55_e_cn.9_2022_5_advanceunedited.pdf?utm_source=chatgpt.com

[vi] Aggiornatissimo, anche con esperienze e analisi, Nature-based solutions – EU-funded NBS research projects tackle the climate and biodiversity crisis, Publications Office of the European Union, 2024, https://data.europa.eu/doi/10.2848/8542246

[vii] Stempniewicz, L., Kulaszewicz, I. & Aars, J. Yes, they can: polar bears Ursus maritimus successfully hunt Svalbard reindeer Rangifer tarandus platyrhynchus. Polar Biol 44, 2199–2206 (2021).

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