COP 28: un punto di svolta per la lotta ai cambiamenti climatici, ma attenzione alla perdita di biodiversità

01 Gen 2024 | articoli, contributi, in evidenza 3

di Piero Genovesi – ISPRA

I risultati della COP28 che si è conclusa a Dubai lo scorso dicembre sono stati accolti abbastanza positivamente dai maggiori organismi che si occupano di mitigazione dei cambiamenti climatici e più in generale di conservazione della natura. Dopo molte accese discussioni, la conferenza si è chiusa con un impegno ad abbandonare i combustibili fossili e a realizzare una riforma dei sussidi con i quali i governi finanziano la produzione di combustibili fossili, fortemente voluta dall’unione europea, che prevede un’eliminazione graduale degli aiuti ai combustibili fossili non coerenti con un principio di transizione ecologica, tutto questo ribadendo l’impegno più ambizioso dell’Accordo di Parigi, quello di non superare una crescita di 1,5 gradi. Restano ancora da chiarire molti dettagli con cui questi impegni dovranno essere messi in pratica e soprattutto i tempi, e per questo sarà essenziale la COP che si terrà in Brasile nel 2025, perché in quell’occasione andranno verificati i passi avanti fatti e – cosa più importante – andranno definite più nel dettaglio le tempistiche per il raggiungimento dei diversi impegni.

Uno degli elementi positivi emersi dalla COP28 è che nell’accordo si collegano gli obiettivi sul clima con un più generale impegno per la tutela della biodiversità e degli ecosistemi, perché questi temi sono tra loro intrinsecamente collegati, e senza un approccio complessivo non si metterà al sicuro il pianeta dagli effetti delle nostre azioni. L’attuale crisi ambientale non riguarda infatti solo le emissioni, ma comprende l’attuale drammatico tasso di perdita di biodiversità, e questi fattori sono tra loro interconnessi. Il testo approvato a Dubai sottolinea l’urgente necessità di proteggere, conservare e ripristinare la natura e gli ecosistemi anche come pilastro essenziale per combattere i cambiamenti climatici e per raggiungere l’obiettivo di temperatura previsto dall’Accordo di Parigi. Occorre assicurare che la transizione ecologica venga fatta rafforzando le garanzie sociali e ambientali, in piena coerenza con l’Accordo Quadro Globale sulla Biodiversità di Kunming-Montreal, approvato dalla Convenzione per la Biodiversità delle Nazioni Unite nel 2022. In linea con questa accresciuta attenzione alla tutela della biodiversità, l’Accordo di Dubai enfatizzata l’importanza degli investimenti, delle risorse finanziarie, del trasferimento tecnologico e del rafforzamento delle capacità per arrestare e invertire la deforestazione e il degrado degli habitat forestali entro il 2030. Più in generale, si riconosce l’importanza di garantire l’integrità di tutti gli ecosistemi, compresi quelli delle foreste, degli oceani, delle montagne e della criosfera.

Il riconoscimento della necessità di affrontare le minacce al clima e alla biodiversità è sicuramente un primo importante passo, anche se non è stato ancora affrontato il tema di come assicurare un reale coordinamento tra i due processi. Ma è comunque importante che si affermi che non possiamo più considerare cambiamento climatico e perdita di biodiversità come elementi separati. Queste due minacce non sono solo interdipendenti, ma sono anche sinergiche. Tutte le evidenze scientifiche confermano che per affrontare la sfida di ridurre i cambiamenti climatici e arrestare la perdita di biodiversità si richiede una trasformazione della società, con un approccio globale ed olistico, che parta da governi e istituzioni, ma che preveda anche un ruolo attivo delle industrie e di tutto il settore privato, e che veda il coinvolgimento attivo anche dei singoli individui e di tutti i cittadini, comprese le comunità indigene.

L’accordo sulla biodiversità firmato a Montreal nel 2022 prevede 23 impegni, tra cui la protezione del 30% del pianeta entro la fine del decennio, l’arresto delle estinzioni di specie anche riducendo gli impatti delle specie aliene invasive, una riforma che riduca di almeno 500 miliardi di dollari i sussidi dannosi per l’ambiente e il ripristino del 30% delle risorse naturali del pianeta. I governi dovranno considerare tali impegni nei loro nuovi piani climatici e andranno messe a disposizione maggiori risorse finanziarie per la natura, attivando azioni basate sulla migliore scienza disponibile, ma anche tenendo conto della conoscenza accumulata dalle popolazioni indigene. Il 2024 sarà un passaggio importante per capire se i governi faranno seguire agli impegni fatti concreti, anche mettendo le basi per un piano di azione concreto e con tempistiche ambiziose, in modo da arrivare alla COP 30 che si terrà in Brasile nel novembre 2025 si possa finalmente partire con la indispensabile transizione globale verso modelli realmente sostenibili.

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COP e biodiverssità RGA24