Mobilità sostenibile: i limiti dell’autonomia regolamentare comunale

Mobilità sostenibile: i limiti dell’autonomia regolamentare comunale

di Federico Vanetti ed Enrica Ippolito

T.A.R. Lombardia – Milano, Sez. III, 21 dicembre 2021, n. 2857 – Pres. Di Benedetto, Est. Flammini – G.V. S.r.l. e altri (avv. Ferrari) c. Comune di Milano (avv.ti Bartolomeo, Mandarano, Pelucchi e Mazzoreni)

Il Comune – nel dichiarato tentativo di incidere, indirettamente, sull’inquinamento determinato dal traffico urbano, nell’ambito di un approccio sistematico a plurime fonti emissive dannose – ha imposto un obbligo generalizzato di installazione di colonnine elettriche gravante su tutti i gestori di impianti di distribuzione, a prescindere da qualsivoglia altro elemento oggettivo di selezione; ciò ha condotto all’estensione soggettiva della prestazione imposta a livello regionale a ulteriori destinatari precedentemente non individuati (es. i distributori di medie/piccole dimensioni) e quanto a quest’ultimi e, più in generale – quanto a tutte quelle parti della disciplina esaminata che estendono la portata dell’onere economico dell’installazione delle colonnine – il Regolamento è privo della necessaria copertura normativa e va annullato.

La sentenza in commento affronta un argomento destinato a diventare sempre più centrale in futuro, in quanto correlato agli obiettivi che le amministrazioni devono perseguire per una corretta transizione ecologica che include anche la necessità di adottare misure volte ad implementare un sistema di mobilità sostenibile.

In tale ottica, uno degli strumenti fondamentali per garantire il raggiungimento di detti obiettivi è la progressiva sostituzione dei parchi auto urbani (pubblici, ma soprattutto privati) con mezzi elettrici, che presuppongono anche l’installazione di colonnine di ricarica all’interno del territorio comunale.

Nella sentenza in esame, tuttavia, il TAR censura il tentativo del Comune di Milano di estendere a tutti i distributori di carburante l’obbligo di installazione delle colonnine di ricarica elettriche.

Con il Regolamento per la Qualità dell’Aria, l’Amministrazione ha imposto un obbligo generalizzato per i punti vendita di carburanti di dotarsi di colonnine elettriche[i].

Da un lato, il TAR ha ritenuto che l’estensione del campo di applicazione dell’obbligo di installazione di colonnine di ricarica rispetto a quello previsto dalla norma regionale, sia illegittima in quanto priva della necessaria copertura normativa (articolo 23 della Costituzione secondo cui “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”).

Dall’altro, il Collegio ha rilevato una carenza motivazionale, in quanto tale obbligo non troverebbe riscontro nelle reali necessità dell’utenza, posto che “i veicoli elettrici rappresentano ancora una piccola parte del circolante”.

Ad avviso di chi scrive, la sentenza non convince fino in fondo.

La questione nasce dall’articolo 18 del D.lgs. 257/2016[ii] che impone l’adozione di misure per la diffusione dell’utilizzo dell’elettricità nel trasporto stradale e che è stato, poi, recepito dalla Regione Lombardia attraverso l’articolo 89 bis della L.R. n. 6/2010 secondo cui “E’ fatto obbligo per tutti gli impianti di distribuzione di carburanti stradali situati sulla rete ordinaria già esistenti al 31 dicembre 2015, che hanno erogato nel corso del 2015 un quantitativo complessivo di benzina e gasolio superiore a 10 milioni di litri e che si trovano nel territorio di una delle province i cui capoluoghi hanno superato il limite di concentrazioni di PM10 per almeno due anni su sei negli anni dal 2009 al 2014, di presentare, entro il 31 dicembre 2018, un progetto al fine di dotarsi di infrastrutture di ricarica elettrica, nonché di distribuzione di gas naturale compresso (GNC) o GNL, da realizzare nei successivi ventiquattro mesi dalla data di presentazione del progetto.

E’ fatto altresì obbligo per tutti gli impianti di distribuzione carburanti stradali situati sulla rete ordinaria esistenti al 31 dicembre 2017, che erogano nel corso del 2017 un quantitativo complessivo di benzina e gasolio superiore a 5 milioni di litri e che si trovano nel territorio di una delle province i cui capoluoghi hanno superato il limite delle concentrazioni di PM10 per almeno due anni su sei negli anni dal 2009 al 2014, di presentare, entro il 31 dicembre 2020, un progetto al fine di dotarsi di infrastrutture di ricarica elettrica, nonché di distribuzione di GNC o GNL, da realizzare nei successivi ventiquattro mesi dalla data di presentazione del progetto […]”.

Il Comune di Milano – come detto – ha esteso tale obbligo in modo generalizzato a tutti i distributori, salve alcune specifiche eccezioni.

Il primo aspetto da verificare è, dunque, se il Comune fosse effettivamente limitato dalla normativa sovraordinata, ovvero potesse godere di una certa discrezionalità nell’estenderne l’applicazione dell’obbligo di installazione di nuove colonnine di ricarica sul proprio territorio.

Il TAR, invero, riconosce e conferma il potere regolamentare del Comune ai sensi dell’art. 7 del d.lgs. n. 267/2000 per fronteggiare situazioni di grave incuria o degrado del territorio e dell’ambiente, tra cui anche la situazione derivante dal traffico urbano e dalle polveri sottili. Ciò nonostante, lo stesso TAR ha ritenuto che l’imposizione di un obbligo di fare a carico dei terzi debba rientrare nei limiti di quanto previsto dalla norma regionale.

La disciplina nazionale e quella regionale sono norme chiaramente programmatiche per il perseguimento di obiettivi di mobilità sostenibile, le quali dovranno trovare attuazione anche attraverso una pianificazione di livello locale (si pensi ad esempio ai PUMS di competenza dei Comuni).

L’installazione di nuove infrastrutture di ricarica, peraltro, è chiaramente riconducibile anche alla pianificazione dei servizi ai cittadini, rispetto ai quali il Comune gode di ampia discrezionalità nella pianificazione degli stessi (es. Piano dei Servizi del PGT).

Residua, quindi, un dubbio sul fatto che l’Amministrazione comunale, nel perseguire obiettivi programmatici, non goda di spazi di manovra nel pianificare e regolare le modalità attuative sul proprio territorio.

Anche il presunto difetto motivazionale eccepito dal TAR non convince pienamente.

Il Collegio, infatti, ritiene che l’attuale domanda di auto elettriche non giustifichi un obbligo così generalizzato di installazione di colonnine di ricarica.

Tuttavia, è evidente che in assenza di una infrastruttura diffusa sul territorio, la domanda non può crescere.

Non sfugge, infatti, che se il sistema di ricariche non è in grado di garantire un effettivo servizio ai cittadini, questi non opteranno per una sostituzione dei rispettivi automezzi con auto elettriche.

È proprio la finalità della norma programmatica quella di creare le condizioni per una effettiva transizione ecologica.

In conclusione, pur comprendendo le motivazioni fornite dal TAR, è legittimo domandarsi se tale arresto giurisprudenziale non rappresenti, di fatto, un passo indietro rispetto al perseguimento degli obiettivi europei e nazionali che il legislatore ha fissato per il futuro.

Per il testo della sentenza (estratto dal sito di Giustizia Amministrativa) cliccare sul pdf allegato.

Sententenza Vanetti_Ippolito

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Articolo RGA – numero di febbraio(4496856.1)

Note

[i] Ai sensi dell’articolo 11 del Regolamento è previsto l’obbligo “nel caso di realizzazione di nuovi impianti di distribuzione di carburante e di ristrutturazione totale degli impianti esistenti […] di installare infrastrutture di ricarica elettrica di potenza elevata almeno veloce, superiore a 22 kW e pari o inferiore a 50 kW, così come definita dell’articolo 2, comma 1, lettera e) del D.lgs. 257 del 16 dicembre 2016”.

[ii] Il D. lgs. 257/2016 attua, infatti, la Direttiva DAFI del 2014 (direttiva 2014/94/UE) che fissa i “requisiti minimi per la costruzione dell’infrastruttura per i combustibili alternativi, inclusi i punti di ricarica per veicoli elettrici e i punti di rifornimento di gas naturale (GNL e GNC) e idrogeno”.

Ai sensi dell’articolo 18, comma 1, dello stesso decreto “Le regioni, nel caso di autorizzazione alla realizzazione di nuovi impianti di distribuzione carburanti e di ristrutturazione totale degli impianti di distribuzione carburanti esistenti, prevedono l’obbligo di dotarsi di infrastrutture di ricarica elettrica di potenza elevata almeno veloce …nonché di rifornimento di GNC o GNL anche in esclusiva modalità self service.

Non sono soggetti a tale obbligo gli impianti di distribuzione carburanti localizzati nelle aree svantaggiate già individuate dalle disposizioni regionali di settore, oppure da individuare entro tre mesi dall’entrata in vigore del presente decreto […]”.