La legittimazione ad agire delle associazioni ambientaliste e il concetto di tutela ambientale

La legittimazione ad agire delle associazioni ambientaliste e il concetto di tutela ambientale

di Elena Felici e Chiara Leonardi  

Consiglio di Stato, sez. II,  19 aprile 2021, n. 3170 – Pres. Castriota Scanderbeg, Est. Ciuffetti  – L.A. Onlus (avvocati Mario Contaldi e Chiara Servetti) c. Comune di Chivasso (avvocati Giovanni Martino e Fabrizio Pietrosanti), Regione Piemonte (avvocati Massimo Colarizi ed Eugenia Salsotto), V.I. S.r.l. (avvocati Francesco Gambino e Giancarlo Viglione) e Provincia di Torino (n.c.)

Il concetto di tutela del bene ambiente deve intendersi in senso ampio, potendo comprendere ogni situazione idonea a cagionare un pregiudizio all’ambiente, quantunque in via diretta finalizzato alla tutela di interessi di natura più circoscritta o diversi.

Anche in riferimento a contestazioni rivolte ad atti di natura urbanistica, è possibile riconoscere la legittimazione ad agire delle associazioni ambientaliste prevista dall’art. 18, 5° comma, della legge n. 349/1986, ogni qualvolta si deduca che tali atti sono idonei a compromettere l’ambiente.

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Il caso in esame aggiunge un ulteriore tassello al percorso interpretativo intrapreso dalla giurisprudenza amministrativa, teso ad ampliare il concetto di tutela ambientale di cui all’art. 18, 5° comma, della L. n. 349/1986, che attribuisce alle associazioni ambientaliste la legittimazione ad “intervenire nei giudizi per danno ambientale” e a “ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi”.

Nella specie, una associazione ambientalista nazionale e due privati cittadini avevano impugnato avanti al TAR Piemonte le delibere n. 60 e 61 del 21 dicembre 2009 e n. 16 del 24 aprile 2009, con le quali, rispettivamente, il Comune di Chivasso aveva approvato le controdeduzioni alle osservazioni formulate riguardo all’adozione di un piano particolareggiato di edilizia privata e adottato il progetto definitivo del medesimo, oltre alla nota regionale del 17 dicembre 2008 con cui la Regione Piemonte aveva escluso, a seguito di verifica preventiva, l’assoggettabilità del progetto in alla valutazione ambientale strategica (“VAS”).

Il giudice di prime cure, nell’affrontare l’eccezione di difetto di legittimazione e interesse ad agire in capo all’Associazione ambientalista – sollevata dalla difesa comunale in ragione del preteso rilievo esclusivamente urbanistico della questione – ha fatto propria l’interpretazione estensiva del disposto degli artt. 13 e 18 della L. 8 luglio 1986, n. 349, che riconosce in capo alle associazioni ambientaliste una legittimazione ad azionare interessi di tipo ambientale.

Ad avviso del TAR, tenuto conto che i motivi del ricorso proposto sollevavano sì, questioni di natura urbanistica, ma che coinvolgono direttamente interessi e valori di natura ambientale (sia pure valutati sotto il profilo urbanistico) – quali la mancata sottoposizione del progetto alla valutazione ambientale strategica, o la mancata allegazione della relazione geologica al progetto preliminare – l’eccezione di carenza di legittimazione sollevata dal Comune non doveva ritenersi fondata.

Anche il Consiglio di Stato, adito in secondo grado, ha confermato la sussistenza della legittimazione ad agire in capo all’associazione appellante.

Con la sentenza in commento, infatti, il Consiglio di Stato ha nuovamente respinto le eccezioni proposte dal Comune di Chivasso, sulla base dell’assunto secondo cui la legittimazione ad agire dell’associazione ricorrente, individuata ai sensi dell’art. 13 della l. n. 349/1986, vada “ricondotta all’art. 18, co. 5., della stessa legge, per ogni ipotesi in cui l’iniziativa dell’associazione sia volta alla prevenzione, contrasto o ripristino di situazioni con potenziale rischio o concreta verificazione di danno ambientale”.

La pronuncia in commento aderisce pertanto a un concetto di tutela ambientale in senso ampio, che comprende “ogni situazione idonea a cagionare un pregiudizio all’ambiente, quantunque in via diretta finalizzato alla tutela di interessi di natura più circoscritta o diversi”. Sulla base di detto principio, anche rispetto alle contestazioni sollevate rispetto ad atti di natura urbanistica, la giurisprudenza amministrativa ha dunque ritenuto possibile riconoscere la legittimazione ad agire delle associazioni ambientaliste, ogni qualvolta si deduca che tali atti siano idonei a compromettere l’ambiente.

La recente sentenza del Consiglio di Stato, tuttavia, non rappresenta un caso isolato.

Ormai da diversi anni, la giustizia amministrativa è costante nel riconoscere la legittimazione ex lege delle associazioni ambientaliste non solo nel caso di atti inerenti la materia ambientale “in senso stretto”, ma anche per quelli che, in senso lato, “incidono sulla qualità della vita in un dato territorio[1]. In particolare, è stato chiaramente affermato che “la legittimazione ad agire deve essere riconosciuta alle associazioni ambientalistiche, cui si riferiscono gli artt.13 e 18 comma 5 della legge 349/1986, sia in rapporto alla tutela degli interessi ambientali in senso stretto compendiati dalla presenza di un apposito vincolo, sia per gli interessi ambientali in senso lato, comprendenti proprio la conservazione e valorizzazione dei beni culturali, dell’ambiente in senso ampio, del paesaggio urbano, rurale e naturale, dei monumenti e dei centri storici e della qualità della vita”  (Cons. Stato, sez. IV, 14 aprile 2011, n. 2329, e Consiglio Stato, sez. IV, 9 ottobre 2002, n. 5365; e ancora, ex multis, anche T.A.R. Campania, Napoli, 3 maggio 2018, n. 2964; e, più risalente,  T.A.R. Abruzzo, L’Aquila, 20 novembre 2001, n. 679 che  aveva già ritenuto la sussistenza della legittimazione delle associazioni ambientaliste in casi inerenti la materia edilizia e urbanistica, nella specie, avverso atti di variazione di piano regolatore).

Secondo la giurisprudenza amministrativa, la legittimazione ad agire riconosciuta alle associazioni ambientaliste non si limita, dunque, ai casi in cui oggetto delle censure sia la violazione di norme direttamente ed esclusivamente poste a salvaguardia dell’ambiente. La tutela degli interessi ambientali può, infatti, essere perseguita anche attraverso l’impugnazione di atti amministrativi generali di natura urbanistica e programmatoria nella misura in cui incidano negativamente sulle tematiche ambientali (cfr. T.A.R. Lombardia, Sez. II, 22 ottobre 2013, n. 2336). In tali casi, infatti “stante l’ormai pacifica compenetrazione delle problematiche di carattere ambientale in quelle urbanistiche”, può pacificamente ritenersi che  la consistenza degli interessi (ambientali) azionati in giudizio permanga immutata (Consiglio di Stato sez. V, 28 luglio 2015, n. 3711; Consiglio di Stato, 9 gennaio 2014, n. 36 e 19 febbraio 2015, n. 839).

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FELICI-LEONARDI Consiglio di Stato II 19 aprile 2021 n. 3170 rev rt (2)

Per il testo della sentenza cliccare sul pdf allegato (estratto dal sito di Giustizia Amministrativa).

Sentenza Consiglio di Stato 3170-2021

Note:

[1] Non manca qualche decisione di segno contrario. Ad esempio, TAR Campania, Salerno, 8 novembre 2011, n. 1769, che ha negato la legittimazione ad agire ad una associazione ambientalista in un ricorso avverso gli atti con cui il Comune di Salerno aveva autorizzato l’alienazione di un’area demaniale e la realizzazione di un condominio sulla stessa, affermando che in tale caso l’Associazione non avrebbe agito per la tutela di interessi ambientali.