Il rapporto 2020 dell’ISPRA sui rifiuti urbani

Il rapporto 2020 dell’ISPRA sui rifiuti urbani

di Stefano Nespor

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) è uno dei più importanti centri europei per la ricerca ambientale.

Il 17 dicembre scorso ha pubblicato l’annuale rapporto sui rifiuti.

Il Rapporto 2020 fornisce i dati, aggiornati all’anno 2019, sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l’import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale. Riporta, inoltre, le informazioni sui costi dei servizi di igiene urbana.

I dati sono con più ombre che luci.

Cominciamo dalle ombre.

Tra il 2015 e il 2019 il volume complessivo di rifiuti prodotti ha continuato a crescere, aumentando di quasi del 2%, pari a oltre 30 milioni di tonnellate.

L’aspetto però più grave è che sul totale dei rifiuti prodotti il volume degli imballaggi – di carta, di vetro ma soprattutto di plastica – è aumentato dell’11,3%. Gli imballaggi rappresentano il 44,6% del totale dei rifiuti urbani raccolti (nel 2015 erano il 40,8%). È quindi urgente introdurre una plastic tax e avviare una forte campagna per disincentivare l’acquisto di bottiglie di plastica. Se il governo non interviene, sarebbe il momento per le principali organizzazioni ambientaliste di organizzare un boicottaggio analogo a quello lanciato molto tempo fa contro l’acquisto di prodotti a base di CFC.

Il dato positivo è che è aumentata la raccolta differenziata: nel 2019 era il 61,3% della produzione nazionale (3,1 punti in più rispetto al 2018 e  un raddoppio dal 2008).

Il Sud del paese supera per la prima volta il 50% di raccolta differenziata, con un aumento della percentuale di 4,5 punti. I maggiori successi sono in Molise (più 12%) e Sicilia (più 9%), Sardegna (più 6,3%), Puglia (più 5,2%).

Siamo però ancora lontani dall’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, fissato dall’Unione Europea per il 2012. Nel 2019 lo hanno raggiunto soltanto otto regioni: Veneto (74,7%), Sardegna (73,3%), Trentino Alto Adige (73,1%), Lombardia (72%), Emilia Romagna (70,6%), Marche (70,3%), Friuli Venezia Giulia (67,2%) e Umbria (66,1%).

Nel 2019 il 21% dei rifiuti urbani è ancora smaltito in discariche, pari a quasi 6,3 milioni di tonnellate, mentre il 18% (oltre 5,5 milioni di tonnellate) è bruciato negli inceneritori: su 37 impianti operativi, il 70,3% si trova al Nord, in particolare in Lombardia e in Emilia-Romagna.