Il Green Deal europeo

Il Green Deal europeo

di Giuseppe Tempesta

Il Green Deal approvato dall’Unione Europea nel dicembre 2019 fissa al 2050 il raggiungimento dell’obiettivo di neutralità climatica. Il Consiglio Europeo ha raggiunto l’intesa dopo un compromesso che ha consentito alla Polonia di rinviare sino a giugno 2020 la decisione di aderire alla strategia per una economia a emissioni zero di gas serra. La posizione della Polonia ha richiesto una particolare negoziazione essendo l’economia del Paese fortemente dipendente dal carbone, pertanto ha chiesto e ottenuto di poter meglio verificare quali saranno gli strumenti finanziari previsti dai fondi di transizione per realizzare la riconversione delle sue fonti energetiche.

Si tratta di una “nuova strategia di crescita mirata a trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse” (Il Green Deal Europeo, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, dell’11.12.2019).

L’effetto economico è l’unica prospettiva sulla base della quale la Commissione Europea è disposta a rivedere tempi e modalità di applicazione degli strumenti strategici la cui adozione ritiene necessaria per raggiungere l’obiettivo di lungo termine.

La visione della Commissione Europea definisce sette elementi strategici principali (cfr. Commissione Europea, “Raggiungere l’impatto zero sul clima entro il 2050. Visione strategica a lungo termine per un’economia europea prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra”):

-ottimizzare i benefici dell’efficienza energetica, inclusi gli edifici a zero emissioni;

-ottimizzare l’impiego delle energie rinnovabili e l’uso dell’elettricità per decarbonizzare completamente l’approvvigionamento energetico dell’Europa;

-adottare una mobilità pulita, sicura e connessa;

-riconoscere la competitività dell’industria e l’economia circolare come fattori chiave per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra;

-sviluppare un’infrastruttura di rete intelligente e interconnessioni adeguate;

-sfruttare al massimo tutti i benefici della bioeoconomia e creare i pozzi di assorbimento del carbonio necessari;

-contrastare il resto delle emissioni di CO2 tramite il processo di cattura e sequestro del carbonio (CCS).

Una prima riflessione che scaturisce dall’analisi dei suddetti elementi strategici riguarda la centralità dell’economia circolare nella strategia delineata dall’UE.

In particolare, la Commissione ha precisato che: “il piano d’azione per l’economia circolare comprenderà una politica per i “prodotti sostenibili” al fine di sostenere la progettazione circolare di tutti i prodotti sulla base di una metodologia e di principi comuni dando priorità alla riduzione e al riutilizzo dei materiali prima del loro riciclaggio, promuovendo nuovi modelli di sviluppo e fissando requisiti atti a prevenire l’immissione sul mercato dell’UE di prodotti nocivi per l’ambiente. Anche la responsabilità estesa del produttore sarà rafforzata. (…) La Commissione metterà a punto requisiti per garantire che, entro il 2030, tutti gli imballaggi presenti sul mercato dell’UE siano riutilizzabili o riciclabili in modo economicamente sostenibile e un quadro normativo per le plastiche biodegradabili e a base biologica, oltre ad attuare misure sulla plastica monouso.

Il piano d’azione per l’economia circolare comprenderà inoltre misure volte a incoraggiare le imprese a offrire e a consentire ai consumatori di scegliere, prodotti riutilizzabili, durevoli e riparabili. (…) Una politica dei prodotti sostenibili ha inoltre il potenziale di ridurre in modo significativo i rifiuti. Laddove non si possa evitare la produzione di rifiuti, se ne deve recuperare il valore economico, azzerandone o minimizzandone l’impatto sull’ambiente e i cambiamenti climatici. (…) A tal fine è necessario rafforzare la cooperazione tra le catene del valore, come nel caso dell’alleanza circolare sulle materie plastiche” (Comunicazione della Commissione Europea, cit.).

L’economia circolare costituisce un sistema in cui tutte le attività sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro.

Dunque, ridurre o eliminare lo scarto, differenziare le fonti di approvvigionamento di materia, allungare la vita di un prodotto, massimizzare il valore, sono i principali obiettivi dell’economia circolare, definita dalla Fondazione Ellen Mc Arthur come un sistema industriale che è ricostituente e rigenerativo con intenzione di progettualità.

La spinta all’eco-design o eco-progettazione è, infatti, l’implicito invito della Commissione nel cui piano di azione in esame, di fatto, statuisce una gerarchia che vede prioritario il riutilizzo rispetto al riciclo, l’incentivo ad un consumo che privilegi la riduzione dei rifiuti, estendendo la richiesta di riusabilità anche agli imballaggi.

La fase della progettazione rappresenta il punto centrale della politica integrata dei prodotti, poiché è in questa fase che il produttore può assumere le decisioni che influiranno in modo determinante sull’impatto ambientale del bene.

L’integrazione degli aspetti ambientali nella progettazione del prodotto nell’intento di migliorarne le prestazioni ambientali nel corso del suo intero ciclo di vita” è il contenuto della Direttiva 2009/125.

Prendere in considerazione nella fase della progettazione l’impatto ambientale che un prodotto eserciterà nell’intero arco della sua vita può agire favorevolmente sul miglioramento della prestazione ambientale e sui costi, anche in termini di efficienza delle risorse e dei materiali, contribuendo così a realizzare gli obiettivi della strategia per un uso  sostenibile delle risorse  naturali.

La Direttiva 2009/125 del Parlamento Europeo e del Consiglio, recepita nell’ordinamento italiano con il d.lgs. 16.2.2011 n. 15, regolamenta i requisiti di eco-design per tutti i prodotti che utilizzano energia e riguarda l’intero ciclo di vita del prodotto.

Negli altri settori non vi è un riferimento normativo specifico e le prescrizioni in materia di eco-design, per esempio nel settore della plastica, sono contenute nella Direttiva 2008/98 relativa ai rifiuti, modificata dalla Direttiva 851/2018 e nella Direttiva 94/62 sugli imballaggi e rifiuti di imballaggi, modificata dalla Direttiva 2018/852 (entrambe fanno parte delle quattro direttive che compongono il “pacchetto dell’economia circolare”) e si esplica attraverso i principi di “Prevenzione” e “Responsabilità estesa del produttore”.

L’effettiva applicazione dell’eco design nel settore delle materie plastiche e, in particolare degli imballaggi, dipenderà da come sarà declinata la responsabilità estesa del produttore nel nostro ordinamento nella fase di recepimento delle Direttive relative al “pacchetto dell’economia circolare”.

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