Autorizzazione unica per impianti eolici: irripetibilità dei corrispettivi pattuiti con gli enti locali

Autorizzazione unica per impianti eolici: irripetibilità dei corrispettivi pattuiti con gli enti locali

di Ada Lucia De Cesaris

T.A.R. PUGLIA, Bari, Sez. I – 19 marzo 2019, n. 410 – Pres. Scafuri, Est. Fanizza – D.W. s.r.l. e D. S. s.r.l. (avv.ti Scoca e Pellegrino) c. Comune di Serracapriola (Avv. Lombardi). 

Il TAR Puglia-Bari ha applicato quanto disposto dall’art. 1, comma 953, della legge 145/2018 alla Convenzione oggetto del giudizio, affermandone conseguentemente la validità nonostante il fatto che i corrispettivi in essa previsti a favore dell’Amministrazione potessero ritenersi in contrasto con il tassativo divieto di prevedere compensazioni o oneri meramente economico-patrimoniali al solo fine del rilascio dell’autorizzazione unica per la realizzazione di un impianto eolico.

La sentenza in commento ha respinto il ricorso promosso per la declaratoria di nullità di una convenzione sottoscritta dalle società ricorrenti con il Comune di Serracapriola avente ad oggetto la concessione di aree per la costruzione, il funzionamento e la manutenzione di un impianto eolico.

La convenzione è stata stipulata in applicazione dell’art. 1, comma 5, della Legge 239/2004, nell’ambito del procedimento volto al rilascio dell’autorizzazione unica prevista dall’art. 12 D.lgs. 387/2003.

In particolare, la convenzione aveva previsto il pagamento di un canone per l’intera durata dell’attività, nonché un corrispettivo per le obbligazioni assunte dall’Amministrazione per la costituzione di diritti di servitù e ogni altro onere e disagio arrecato dalla realizzazione, funzionamento e manutenzione dell’impianto. La società proponente si era, inoltre, impegnata ad impiegare l’imprenditoria locale in fase di realizzazione dei lavori.

La nullità della convenzione è stata dedotta per contrarietà alle norme imperative che vietano l’imposizione di un corrispettivo – ossia di misure di compensazione meramente patrimoniali – quale condizione per il rilascio di titoli abilitativi per l’installazione e l’esercizio di impianti per energie rinnovabili (cfr. art. 12, comma 6, d.lgs. 387/2003).

Le ricorrenti hanno richiamato in proposito la giurisprudenza costituzionale in materia e alcune pronunce della medesima Sezione del TAR adito che avevano accolto ricorsi in fattispecie analoghe in considerazione del favor della normativa comunitaria e nazionale per le fonti energetiche rinnovabili (cfr. Corte Cost., 26 marzo 2010, n. 119 e T.A.R. Puglia-Bari, sez. I, 24 maggio 2018, n. 737).

Nonostante il menzionato quadro normativo e giurisprudenziale, il Collegio ha respinto il ricorso ritenendo dirimente l’applicabilità alla fattispecie della sopravvenienza normativa introdotta dalla legge di bilancio 2019. L’art. 1 comma 953, della legge 145/2018 ha, infatti, disposto che “i proventi economici liberamente pattuiti dagli operatori del settore con gli enti locali, nel cui territorio insistono impianti alimentati da fonti rinnovabili, sulla base di accordi bilaterali sottoscritti prima del 3 ottobre 2010, data di entrata in vigore delle linee guida nazionali in materia, restano acquisiti nei bilanci degli enti locali, mantenendo detti accordi piena efficacia”.

La disposizione citata ha, quindi, sancito la perdurante efficacia degli accordi sottoscritti prima dell’entrata in vigore del D.M. n. 47987/2010, con il quale sono state introdotte le linee guida per la fissazione di misure compensative.

Si tratta di una norma, con efficacia retroattiva, della quale le ricorrenti avevano dedotto l’illegittimità costituzionale ove la medesima fosse applicabile alla convenzione oggetto del giudizio – stipulata il 24 maggio 2006 – in quanto ciò avrebbe comportato un’ingerenza del potere legislativo nell’amministrazione della giustizia. Secondo la prospettazione delle ricorrenti, la norma avrebbe, infatti, mirato a risolvere in via legislativa i contenziosi pendenti in materia.

Il Tribunale ha ritenuto insussistenti i presupposti per la rimessione della questione alla Corte costituzionale in quanto non solo la disposizione non menzionerebbe espressamente contenziosi pendenti, ma soprattutto avrebbe lo scopo di mettere ordine in un quadro normativo caratterizzato, sino all’approvazione delle linee guida, da grande incertezza.

Allo stesso modo è stata esclusa la violazione della normativa comunitaria (in particolare della Direttiva 2006/123/CE).

Sulla base di tali considerazioni il Tribunale ha ritenuto applicabile la nuova disposizione normativa, ritenendo, peraltro, che la convenzione fosse frutto di un accordo liberamente formato tra le parti – in un contesto privo di coercizione e di slealtà nelle trattative – consolidato nel tempo e le contestate pattuizioni economiche fossero state determinate  dalla volontà di rifondere l’impatto ambientale che l’attività avrebbe determinato.

Per il testo della sentenza (estratto dal sito istituzionale della Giustizia Amministrativa) cliccare sul pdf allegato. TAR Bari 410_2019