Caso ILVA e TAR Lecce: primi commenti a caldo

Caso ILVA e TAR Lecce: primi commenti a caldo

di Stefano Nespor

Ecco un primo commento “a caldo” della sentenza del TAR Puglia sul ricorso di ArcelorMittal e Ilva contro il Sindaco di Taranto, sulla quale torneremo nei prossimi numeri.

Con la sentenza 249 del 13 febbraio 2021 il TAR di Lecce ha rigettato i ricorsi proposti da ArcelorMittal Italia e Ilva in Amministrazione Straordinariaavverso l’ordinanza sindacale contingibile e urgente del sindaco di Taranto del 27 febbraio 2020, avente ad oggetto “Rischio sanitario derivante dalla produzione dello stabilimento siderurgico ex Ilva – Arcelor Mittal di Taranto – emissioni in atmosfera dovute ad anomalie impiantistiche – Ordinanza di eliminazione del rischio e, in via conseguente, di sospensione delle attività”.

Il TAR ha ritenuto che legittimamente il Sindaco abbia emanato un’ordinanza contingibile e urgente in base agli artt. 50 e 54 del D. Lgs 267/2000 per la tutela della salute della collettività interessata dalle emissioni dell’ILVA e ha rigettato tutti gli altri motivi addotti dalle società ricorrenti.

Con l’ordinanza, adottata a seguito delle emissioni prodotte dal camino E-312 nell’agosto del 2019 e ai successivi eventi del febbraio 2020,  il Sindaco aveva ingiunto alla società di provvedere “entro 30 giorni alla individuazione delle criticità ivi indicate ed alla loro eliminazione, prescrivendosi – in difetto – che entro i successivi 30 giorni si proceda – laddove necessario – alla sospensione delle attività ricollegabili agli impianti asseritamente fonte delle immissioni e del conseguente rischio sanitario per la popolazione, con i tempi tecnici necessari a garantirne la sicurezza“.

La sentenza, utilizzando la documentazione depositata da ARPA Puglia e da ISPRA riassume sinteticamente le vicende che hanno caratterizzato l’attività dell’ILVA e i ritardi nell’adeguamento alle prescrizioni previste dall’AIA del 2012 e del Piano Ambientale del 2017. Ha poi osservato che la sentenza della Corte Costituzionale del 2013 imponeva il rispetto di tutti i diritti di rilievo costituzionale interessati (concernenti la salute, l’ambiente e il lavoro), non è stata rispettata in quanto la tutela della salute e dell’ambiente sono stati sacrificati per consentire lattività produttiva con impianti inadatti e pericolosi sicché  “permangono le condizioni di rischio del ripetersi di siffatti gravi accadimenti emissivi, i quali del resto non possono certo dirsi episodici, casuali e isolati”.

Ha concluso il TAR che “il termine assegnato nella misura di giorni sessanta giorni per il completamento delle operazioni di spegnimento dell’area a caldo, nei termini e nei modi esattamente indicati nella stessa ordinanza sindacale impugnata, deve ritenersi decorrere ex novo dalla data di pubblicazione della presente sentenza, in quanto medio tempore sospeso per effetto della sospensione cautelare dell’efficacia del provvedimento contingibile e urgente”.

Per il testo della sentenza cliccare sul pdf allegato.

TAR Lecce 13.2.2021 n. 249